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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca Uditore-Passo di Rigano / Via Ferdinando di Giorgi

Gettò la figlia neonata nel cassonetto, chiesti 21 anni di carcere

Secondo l'accusa Valentina Pilato, la giovane donna che gettò la figlia appena nata in un cassonetto in via Di Giorgi, era capace di intendere e premeditò l'omicidio

Omicidio premeditato, da punire con 21 anni e due mesi di reclusione. E' la richiesta avanzata dalla procura per Valentina Pilato, la mamma che gettò la figlia appena nata in un cassonetto della spazzatura il 24 novembre 2014. Secondo l'accusa la donna - che al momento è agli arresti domiciliari e può vedere gli altri figli solo in ambienti protetti e secondo modalità particolari - era capace di intendere.

Il processo si giocherà molto sulle perizie sulle condizioni psichiche della donna. Per Francesco Bruno e Maria Pia De Giovanni, che hanno eseguito una nuova perizia disposta dalla Corte d'assise, quando gettò sua figlia appena nata nel cassonetto in via Di Giorgi Valentina Pilato non era in grado di intendere e volere. Si liberò del feto come si fa di “un oggetto pericoloso che la  mente della madre si rifiuta di considerare un figlio”. Per i due esperti, la donna ha un disturbo grave dell’umore che si “accompagna a vissuti dissociativi e paranoidei di tipo cognitivo anancastico”. Questa condizione era presente al momento dell’infanticidio e al momento del parto avvenuto “dopo una rilevante negazione della gravidanza e di qualsiasi reazione affettiva a esso legata”.

Si tratta di una terza perizia, richiesta perchè le precedenti valutazioni erano in contrasto. Secondo i consulenti del gip, la donna sarebbe stata capace di intendere e volere perché aveva un disturbo di adattamento che non ne avrebbe inficiato la lucidità. Di parere diametralmente opposto i periti della difesa, curata dall'avvocato Enrico Tignini. Inizialmente i pm avevano contestato alla giovane mamma il reato di infanticidio, l'imputazione, però, è stata poi modificata.

Secondo la ricostruzione della Procura e come in parte ha ammesso anche l’imputata, la gravidanza sarebbe stata nascosta a tutti. I parenti della donna si sarebbero accorti, come hanno testimoniato durante il dibattimento, che non stesse bene, avendo tentato anche il suicidio. Così avevano deciso di riportarla a Palermo dal Friuli, dove si era trasferita con il marito.

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