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Gettò la figlia appena nata in un cassonetto, "non era capace di intendere e di volere"

Questa la decisione dei periti nominati dalla Corte d'Assise. Una conclusione che ribalta quella a cui erano giunti gli esperti nominati invece dal gip durante le indagini

Valentina Pilato, la donna che gettò la figlia appena nata in un cassonetto di via Di Giorgi il 24 novembre del 2014, secondo i periti nominati dalla Corte d’Assise, sarebbe stata incapace di intendere e di volere al momento del gesto. Una conclusione che ribalta quella a cui erano giunti gli esperti nominati invece dal gip durante le indagini, ma che è in linea con quanto avevano appurato i consulenti nominati dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Enrico Tignini e Dario Falzone.

L’esito degli esami condotti dagli esperti cambia e non di poco il corso del processo. La Procura, infatti, proprio perché la donna era stata considerata nel pieno delle sue facoltà, decise di contestarle l’omicidio volontario e premeditato della neonata, facendo così scattare anche il suo arresto. Inizialmente, prima della perizia del gip, infatti, gli inquirenti contestarono l’infanticidio, che è un reato molto meno grave.
I periti della Corte d’Assise sostengono che la donna, madre di altri tre figli, sarebbe affetta da “un disturbo del tono umorale” che si accompagnerebbe a “vissuti dissociativi e paranoidei”. E concludono: “In sintesi finale possiamo dire che l’infermità della paziente è stata tale da togliere alla sua mente ogni capacità di intendere e di volere”. Infine, secondo gli esperti, “il soggetto non presenta caratteristiche di pericolosità sociale né per se stessa, né per i figli, né per altre persone”.

Secondo la ricostruzione della Procura e come in parte ha ammesso anche l’imputata, la gravidanza sarebbe stata nascosta a tutti. I parenti della donna si sarebbero accorti, come hanno testimoniato durante il dibattimento, che non stesse bene, avendo tentato anche il suicidio. Così avevano deciso di riportarla a Palermo dal Nord Italia, dove si era trasferita con il marito. Pilato aveva partorito in casa dei suoi genitori, da sola, secondo il suo racconto. Credendo la bambina morta, l’avrebbe poi avvolta in un tappeto e sistemata in un borsone, che la mattina successiva aveva gettato nel cassonetto di via Di Giorgi. Durante il suo esame davanti alla Corte d’Assise, Pilato aveva anche spiegato che avrebbe avuto un mancamento subito dopo la nascita della bimba.

Secondo l’accusa, la donna avrebbe premeditato di uccidere la figlia e di sbarazzarsene. Ipotesi da sempre respinta dalla difesa che, con la perizia depositata oggi durante il processo, segna un punto molto importante a suo favore. Pilato era stata arrestata cinque mesi dopo la morte della bambina ed è stata in carcere fino al mese scorso. Ora è agli arresti domiciliari, ma può vedere gli altri figli solo in ambienti protetti e secondo modalità particolari. 
 

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