Cronaca Uditore-Passo di Rigano / Via Ferdinando di Giorgi

Gettò la neonata nel cassonetto, ascoltato il padre: "Era triste e silenziosa"

In aula Salvatore Pilato, che ha ricostruito gli ultimi mesi prima della tragedia consumata in via Ferdinando Di Giorgi, nel quartiere Uditore. La madre della 34enne, all'alba di quel novembre, l'aveva vista uscire con il borsone in cui poi fu trovato il corpicino della bambina

Gli ultimi mesi prima della tragedia erano scivolati tra silenzi e tristezza. Così Salvatore Pilato ha descritto le condizioni in cui aveva vissuto figlia Valentina, in carcere da quasi un anno e accusata di aver gettato in un cassonetto di via Ferdinando Di Giorgi e ucciso la propria bambina, subito dopo il parto. Il padre della 34enne palermitana, autrice di quel gesto che ha scosso il quartiere Uditore e l’opinione pubblica, è stato ascoltato oggi come teste dalla Corte d’Assise di Palermo. Pochi giorni fa i periti nominati dal gip hanno dichiarato che la Pilato, accusata di omicidio aggravato, fosse stata capace di intendere e di volere: "Aveva un disturbo di adattamento che non ne avrebbe inficiato la lucidità".

Durante un’altra udienza, risalente alla fine di novembre, era stato citato dal pm e ascoltato il medico Marcello Vitaliti, in servizio all’ospedale Civico. Era stato lui ad esaminare il corpo della neonata trasportato in ambulanza. Ai giudici ha spiegato che la piccola, per le particolari e disagiate condizioni in cui era nata, poteva essere ritenuta morta a causa delle evidenti sofferenze patite durante il parto. Oggi è toccato al padre dell’imputata salire sul banco dei testi. L’uomo ha raccontato delle condizioni psicofisiche della figlia, che la sera prima del delitto non riusciva a prendere sonno, tanto da essere andato più volte nella sua stanza per capire cosa stesse accadendo. Da mesi la vedeva "diversa", e per questo era dovuto andare a prenderla a Gemona, dove si era trasferita per seguire il marito militare.

In quegli ultimi mesi era riuscita a nascondere la sua gravidanza, forse indesiderata, negando tale circostanza ai genitori che glielo avevano chiesto. La mattina successiva, ha spiegato in aula il padre, la madre di Valentina l’aveva vista uscire con un borsone rosso, quello in cui poi venne ritrovato il corpicino della bambina. E per questo chiese alla propria moglie - ha proseguito nel racconto - di seguirla perché temevano che potesse tentare il suicidio dato che in passato ci aveva già provato. Ma così non era stato. Era uscita dall'abitazione all’alba, in silenzio, per disfarsi in preda al panico della piccola. Solo dopo avrebbe chiesto aiuto al fratello del marito, iniziando probabilmente ad ammettere le proprie responsabilità sull’accaduto.

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