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L'ospedale dei Bambini

L'ospedale dei Bambini

"Bloccata in Romania", ma era a Caserta: la telefonata che incastra la madre della neonata

I retroscena dell'indagine che ha fatto finire in carcere la donna che avrebbe abbandonato la bambina positiva al Covid in ospedale. Qualche giorno dopo avrebbe chiamato il Comune e spiegato di non poter tornare in Italia per le restrizioni. Ma dai tabulati sarebbe emersa un'altra verità

E' rimasta introvabile per giorni e poi ad incastrarla sarebbe stata una sua telefonata al Comune di Palermo, in cui si sarebbe presentata come madre della neonata postiva al Covid in quel momento ricoverata all'ospedale dei Bambini. In quella chiamata la donna - che stamattina è finita in carcere con l'accusa di abbandono di minore - avrebbe spiegato che non avrebbe affatto voluto abbandonare sua figlia, ma che sarebbe stata in Romania e che, per via delle restrizioni, non poteva tornare in Italia. Una storia apparentemente credibile che tuttavia, come sostiene la Procura, verrebbe smentita da un dato fondamentale: dall'analisi dei tabulati telefonici, quella chiamata risulterebbe infatti effettuata non dalla Romania, ma dall'Italia. E precisamente da Caserta.

L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dal sostituto Maria Rosaria Perricone, è tutt'altro che chiusa e, se lo vorrà, l'indagata, assistita dall'avvocato Matteo La Barbera, potrà fornire elementi importanti per chiarire alcuni contorni - per esempio cosa l'abbia spinta a lasciare la bimba di appena tre mesi ad altri parenti - durante l'interrogatorio di garanzia che si terrà davanti al gip Piergiorgio Morosini venerdì.

Perché se, come gli investigatori ritengono di aver provato, il 24 ottobre la donna era a Caserta, sapendo che la piccola stava male ed era ricoverata in ospedale, non è tornata per accurdirla? Ma, allo stesso tempo, perché se aveva intenzione di abbandonare la bimba,ha fatto quella telefonata al Comune ?

Come hanno ricostruito i pm, la bimba era nata a luglio in un'altra regione e non è chiaro come sia arrivata a Palermo né con chi. Nella seconda metà di ottobre aveva avuto la febbre ed era stata accompagnata da una zia all'ospedale dei Bambini. Era stata sottoposta a tampone e, due giorni dopo, quando era arrivato l'esito positivo, la donna era stata ricontattata dalla struttura sanitaria per il ricovero. Questa persona aveva portato la bimba, spiegando di non poter restare con lei, ma che a breve sarebbe arrivata un'altra zia per accudirla. Questa seconda donna era effettivamente andata al Di Cristina, ma avrebbe rifiutato di restare con la neonata e di occuparsene.

La piccola era quindi rimasta sola e, il 23 ottobre, il tribunale dei Minori, prendendo atto dell'abbandono, aveva dichiarato decaduta la potestà genitoriale e l'aveva affidata al direttore del reparto di Malattie infettive.

Il giorno dopo, l'indagata aveva quindi chiamato il Comune, decidendo di mandare anche una foto del certificato di nascita della figlioletta. Avrebbe raccontato di trovarsi in Romania con altri quattro figli, di aver lasciato la piccola a dei parenti a Palermo senza poter immaginare cosa sarebbe accaduto, ma che non avrebbe avuto alcuna intenzione di abbandonarla. Quando però le era stato detto che la bimba era in ospedale e malata, la donna avrebbe spiegato di non poter tornare in Italia per le restrizioni contro il Coronavirus. Avrebbe anche riferito di aver chiamato più volte il Di Cristina per avere notizie della bambina, ma che i medici le avrebbero risposto di non potergliene dare.

A minare questa versione dei fatti, però, è il fatto che dalle indagini è emerso che la telefonata al Comune sarebbe stata fatta non dalla Romania, ma da Caserta: se la donna non è tornata a Palermo per accudire la filglia, quindi, non sarebbe certo perché bloccata in un altro Paese. E allora perché?

Per il gip, che ha disposto l'arresto della donna, eseguito stamattina dalla polizia a Catania, resta comunque il fatto che la neonata è stata appunto abbandonata e, anche se lasciata in una struttura sanitaria, con dei medici, è stata privata dell'imprescindibile affetto della madre.
 

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