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Causa per incassare una multa da 39 euro, ma il Comune perde e deve sborsarne 500

Al centro del processo il verbale stilato nel 2016 dai vigili contro l'auto di una ditta: il mezzo sarebbe rimasto nel posteggio oltre l'orario per il quale la sosta era stata pagata. Nella contestazione mancavano però elementi importanti per garantire il diritto di difesa: "E' nullo"

Il Comune pretendeva il pagamento di una multa di 37,98 euro, ma il tribunale civile ha annullato il verbale, dando ragione all'automobilista, e così - a quattro anni dalla sanzione - anziché incassare, l'Amministrazione dovrà invece sborsare quasi 500 euro. La sentenza, emessa dal giudice della quinta sezione, Andrea Illuminati, non essendo stata impugnata dai legali di Palazzo delle Aquile, è ormai definitiva.

Al centro del processo una multa fatta dai vigili il 2 novembre del 2016 in via Scarlatti al mezzo di un'azienda, perché sarebbe stata "effettuata la sosta oltre il periodo consentito nella scheda di parcheggio". Il Giudice di pace, in primo grado, aveva dato ragione al Comune, ritenendo valido il verbale, ma così non è stato in appello, dove invece è stato accolto il ricorso della società, difesa dall'avvocato Rosalia Sissi Gagliardo.

Nelle motivazioni della sentenza, si legge infatti che dal verbale "non si ricavava (come pure sarebbe stato necessario) né a che ora sarebbe scaduto il tagliando, né quante ore sarebbero state evase, né infine la specifica area di parcheggio asseritamente occupata". Proprio per questo per il giudice la multa diventa nulla perché "il preavviso di verbale (...) non fissa definitivamente le ragioni della sanzione, che sono determinate soltanto dal verbale notificato dall'amministrazione procedente. E' ad esso che occorre avere riguardo quanto alla completezza della contestazione" e nel caso al centro della causa "tale verbale difetta degli elementi indispensabili a garantire la completezza della contestazione e ad assicurare l'esercizio del diritto di difesa". Ecco perché il Comune ha perso la causa.

Il giudice ha quindi accolto il ricorso dell'azienda multata, annullato il verbale e condannato Palazzo delle Aquile anche a pagare il rimborso delle spese del doppio grado di giudizio, per un totale di 462 euro.

Nella decisione, però, il giudice si spinge oltre, affermando che "lo stesso fatto contestato non costituisce neppure un illecito amministrativo" perché non sarebbero previste "sanzioni per il caso di sosta oltre la scadenza del ticket, bensì solo per l'ipotesi (diversa e non contestata nella fattispecie) di mancata esposizione della scheda parcheggio". E' una lettura un po' particolare e per giungere a questa conclusione vengono richiamate due vecchie sentenze (del 2004 e del 2007) del Giudice di pace di Lecce e di Ascoli Piceno, ma anche una "nota di protocollo del 12 maggio del 2015 del ministero delle Infrastrutture con cui è stato chiarito che 'nel caso di aree di parcheggio dove la sosta è consentita a tempo indeterminato e subordinata al solo pagamento di una somma, questo ufficio ha più volte espresso il parere che il protrarsi della sosta oltre il termine per il quale è stato effettuato il pagamento non si sostanzia in una violazione di obblighi previsti dal Codice, ma si configura come una inadempienza contrattuale'".
 

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