rotate-mobile
Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca Roccapalumba

"Minacce e rappresaglia armata contro un carabiniere", per i giudici mancano le prove: scarcerati

Tornano liberi i fratelli Francesco e Pietro Pecoraro, di Roccapalumba, finiti in cella il 29 ottobre con Antonino Lo Bue. Quest'ultimo, per il pm, avrebbe meditato vendetta contro il militare dopo essere stato multato perché non indossava la mascherina. Gli altri due indagati avrebbero custodito le armi per l'attentato: "Nessun grave indizio di colpevolezza"

Tornano liberi i fratelli Pietro e Francesco Pecoraro, 59 e 63 anni, di Roccapalumba, finiti in carcere il 29 ottobre per detenzione e ricettazione di armi da sparo che - secondo la Procura - avrebbero custodito in vista di presunte rappresaglie nei confronti di un carabiniere, che aveva multato un terzo indagato, Antonino Lo Bue, perché non avrebbe indossato la mascherina.

I Pecoraro sono assititi dall'avvocato Giuseppe Minà: per Pietro il tribunale del Riesame ha integralmente annullato l'ordinanza di custodia cautelare, mentre il fratello era già stato scarcerato qualche giorno fa, subito dopo l'interrrogatorio davanti al gip Lirio Conti. Per entrambi non sussisterebbero i gravi indizi di colpevolezza.

Lo Bue, bloccato anche lui nell'ambito dell'operazione "Maestro", coordinata dalla Dda, con l'accusa di estorsione e minaccia aggravate, è tuttora in cella, ma è in attesa della pronuncia del Riesame al quale si è appellato pure lui.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Lo Bue, un dipendente pubblico incensurato, era stato multato ad aprile da un carabiniere perché non avrebbe indossato la mascherina. Il mese successivo, il militare che si sarebbe fermato in un bar di Roccapalumba per prendere un caffè (presta servizio in un altro comune) sarebbe stato pesantemente minacciato da Lo Bue. L'indagato, pubblicamente, avrebbe anche mimato il gesto del colpo di pistola per fargli intendere che gliel'avrebbe fatta pagare.

Per la Procura, Lo Bue, con il presunto sostegno dei Pecoraro, avrebbe dunque meditato vendetta e "progetti omicidiari" e si sarebbe anche attivato, pressando un consigliere comunale, perché gli venisse annullata la multa. Cosa che non sarebbe mai avvenuta, ma che il politico non avrebbe comunque denunciato.

Un quadro accusatorio che dopo un primo vaglio dei giudici non ha retto per i fratelli Pecoraro, che sono stati quindi liberati. 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Minacce e rappresaglia armata contro un carabiniere", per i giudici mancano le prove: scarcerati

PalermoToday è in caricamento