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Martedì, 24 Maggio 2022
Cronaca

Addio a Tullio De Mauro: "Io, Palermo, mio fratello e quel corpo mai sepolto"

Si è spento l'illustre linguista di fama internazionale e docente universitario. Insegnò anche a Palermo. Era il fratello di Mauro. Qualche anno fa disse: "Chiederò la verità a Riina, in cella"

È morto Tullio De Mauro. Grande linguista di fama internazionale, docente universitario, insegnò anche a Palermo, fu autore del Grande dizionario italiano dell'uso e della Storia linguistica dell'Italia unita. Aveva 84 anni. È stato ministro della Pubblica istruzione dal 2000 al 2001, durante il Governo Amato. A dare la notizia il sito di "Internazionale", diretto dal figlio Giovanni, con cui collaborava dal 2008. De Mauro, dopo l'attività di assistente all'Istituto Universitario Orientale di Napoli, si era trasferito a Palermo, per poi continuare il suo "giro d'Italia".

Nato a Torre Annunziata (Napoli) il 31 marzo 1932, il padre Oscar, chimico, apparteneva a una famiglia di medici e di farmacisti, stabilita da diverse generazioni a Foggia. Tullio De Mauro era fratello di Mauro, giornalista che ha lavorato a lungo a Palermo al giornale L'Ora, rapito da cosa nostra e mai più ritrovato. Tullio aveva dieci anni meno di Mauro. Un corpo che non è mai stato sepolto. Un coltello conficcato nel petto per Tullio De Mauro. "Io gli fui quasi affidato - amava ripetere -. Mi portava in giro per Napoli. Ricordo come fosse ora il suo passo svelto, rapido, lo rincorrevo. Sono sempre stato per lui il fratello piccolo".

Qualche anno fa, in un'intervista al Corriere, disse: "La morte di mio fratello? In famiglia non abbiamo mai sposato una tesi in particolare. Mauro, che stava appunto lavorando al materiale per il film di Franco Rosi su Mattei, commise un errore frutto della sua ingenuità. Disse a noi familiari e a molti, forse troppi amici, che aveva una notizia bomba, qualcosa di grande, enorme... Fu un clamoroso sbaglio, soprattutto in una città come Palermo. Dopo il rapimento, gli amici che a Palermo ci rimasero vicini si potevano contare sulle dita di una mano. C'era chi ci vedeva da lontano e cambiava marciapiede pur di non salutarci. La mafia? Se la mafia decide di uccidere per un qualche sgarro, di solito lo fa con un'esecuzione. Far sparire completamente una persona è invece operazione difficilissima, persino per la mafia. E poi, un altro fatto: il gran viavai di agenti e funzionari dei servizi segreti che si vide a Palermo nei giorni successivi alla sua scomparsa, tutti molto agitati. La sparizione non mi pare roba da mafia locale. No.... Insomma, Mauro era un profondo conoscitore della mafia palermitana e dei suoi singoli protagonisti. Riina? Credo anche che lui sappia cosa sia accaduto e come, anche se non è stato lui direttamente ad agire, ad aver materialmente eseguito il compito. Spesso con mia moglie progetto di chiedere un permesso speciale e di andarlo a trovare in carcere per parlargli. Per chiedergli, guardandolo negli occhi, cosa davvero sappia. Forse è una sciocchezza, perché ne avrebbe parlato ai magistrati. O forse no. Chissà, un giorno quel permesso lo chiederò davvero".

IL CORDOGLIO DEL SINDACO - "Con profonda tristezza ho appreso della morte di Tullio De Mauro. La sua figura è stata da esempio per tutti noi e ci ha condotto all'amore per la lingua italiana, la scuola e la ricerca. A nome mio, dell'amministrazione comunale e dell'intera città di Palermo porgo le condoglianze e la vicinanza ai familiari". Lo ha detto il sindaco e presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando.

MICARI: "LO RICORDIAMO CON ORGOGLIO" - “Ricordiamo con orgoglio – ha commentato il Rettore Micari – che nel 1967/68 Tullio De Mauro ha ricoperto la prima Cattedra italiana di Linguistica Generale presso la Facoltà di Magistero della nostra Università. Giovanissimo cattedratico aveva già al suo attivo pubblicazioni fondamentali su cui si sono formate diverse generazioni di linguisti e filosofi del linguaggio, non solo in Italia, come Storia linguistica dell’Italia unita del 1963 e Introduzione alla semantica del 1965, opere tradotte in più lingue e di larga circolazione internazionale. Nel nostro Ateneo – ha continuato – è ancora attivo un gruppo di studiosi che, direttamente o indirettamente, si collegano al suo insegnamento. Palermo – ha concluso il Rettore – è la città di elezione di De Mauro. Qui ha lavorato il fratello Mauro e qui sono radicati molti degli affetti che danno il tono fondamentale alle nostre esistenze”.

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