Morto mentre ara i campi, condannato il proprietario del trattore: "Mezzo vecchio e senza freni"

La sentenza della Cassazione arriva a 9 anni dall'incidente in cui era deceduto un pensionato di Prizzi. Per l'imputato una pena sospesa di un anno e 4 mesi: "Il macchinario risaliva al 1969 ed era in pessime condizioni". L'operaio non era riuscito a fermarlo ed era stato travolto

Era stato impiegato per arare dei campi a Prizzi, con un trattore risalente al 1969, con un freno a mano non funzionante e vistose perdite d'olio e così, il 25 ottobre 2011, un pensionato, F. G., era stato travolto dal mezzo e ucciso. Adesso la quarta sezione della Cassazione ha condannato in via definitiva C. G., 58 anni, proprietario dei terreni e anche del trattore, a un anno e quattro mesi (pena sospesa) per omicidio colposo. I giudici hanno infatti ritenuto inammissibile il ricorso presentato dall'imputato, difeso dall'avvocato Antonio Di Lorenzo, confermando la sentenza emessa dalla Corte d'Appello a luglio dell'anno scorso. I parenti della vittima non si sono costituiti parte civile.

Secondo la ricostruzione dei giudici, l'imputato aveva incaricato l'anziana vittima di arare dei terreni nelle campagne di Prizzi usando un trattore cingolato, senza averlo però informato e formato sui rischi a cui era esposto. Il trattore inoltre non sarebbe stato conforme ai requisiti di sicurezza e non sottoposto ad idonea manutenzione. Come riporta al Suprema Corte nella sentenza, la Corte d'Appello aveva messo in evidenza che al lavoratore - la cui assunzione era stata formalizzato il giorno stesso e dopo la sua morte - era stato dato un trattore "in pessime condizioni, costruito nel 1969 e privo delle dotazioni essenziali di sicurezza (cintura di sicurezza e tettoia di protezione), con evidenti perdite d'olio da ogni parte meccanica e mancato funzionamento del freno a mano".

E "era stata proprio la perdita d'olio, con allarmante surriscaldamento e conseguente vistosa fumosità del motore che aveva indotto l'anziano operaio - continuano i giudici - a fermare la marcia e a scendere per controllare, senza azionare il freno a mano appunto non funzionante. Egli aveva pertanto - assai inopportunamente, proprio a causa della mancata formazione - azionato le forche dell'estirpatore al posto del freno fuori uso per provare a bloccare il mezzo, ma tale appiglio, in mancanza di un impianto frenante, si era dimostrato non efficace, tanto che il trattore aveva travolto il lavoratore".

Per questi motivi, come era accaduto sin dal primo grado di giudizio, celebrato davanti al tribunale di Termini Imerese, l'imputato era stato ritenuto responsabile dell'incidente e dunque condannato a un anno e quattro mesi, con la sospensione della pena vincolata al pagamento di diecimila euro ai parenti della vittima (cosa che è effettivamente avvenuta).

Secondo la difesa, però, il trattorista sarebbe stato esperto (come dichiarato dallo stesso figlio della vittima) e non avrebbe avuto quindi bisogno di alcuna formazione. Inoltre, il freno a mano, anche se funzionante, visto il punto in cui si trovava il trattore, non sarebbe servito a nulla: l'unico modo per fermare il mezzo - afferma l'avvocato - sarebbe stato quello di spegnere il motore e inserire la marcia. Cosa che l'operaio non aveva fatto e da qui l'ipotesi di un concorso di colpa da parte sua nell'incidente.

Proprio questo ipotetico concorso di colpa - che la Cassazione ha ritenuto però insussistente - ha portato l'avvocato a sollevare anche una questione, che è già al vaglio della Corte Costituzionale: l'imputato avrebbe diritto ad una diminuzione della pena proprio perché l'operaio avrebbe avuto una parte di responsabilità nell'incidente. Ma questa ipotesi allo stato è prevista solo per gli omicidi colposi derivanti da incidenti stradali e non per quelli determinati da infortuni sul lavoro, con una conseguente disparità di trattamento dei cittadini, che lede l'articolo 3 della Costituzione.

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