Cronaca

E' morto l'ex questore D'Antone, fu condannato per mafia

Era stato nominato capo della squadra mobile di Palermo dopo l'uccisione di Boris Giuliano. Una vita nella polizia poi la pesante ombra della condanna a 10 anni scontata nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere

E' morto in una clinica di Roma l'ex questore Ignazio d'Antone, 81 anni, a lungo alla Squadra Mobile di Palermo. Una vita nella polizia poi la pesante ombra della condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa scontata nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. 

Era stato nominato capo della squadra mobile di Palermo dopo l'uccisione di Boris Giuliano, ha diretto la Criminalpol, ha prestato servizio nell'ufficio dell'Alto Commissariato antimafia e infine è stato chiamato al Sisde. A Palermo aveva lavorato con Bruno Contrada, anche lui poi arrestato e condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Le vicende di D'Antone e Contrada sembrano quasi parallele (Contrada era stato sempre il superiore di D'Antone durante la lunga permanenza nella polizia e poi nei servizi segreti).

Il calvario di D'Antone era iniziato nel 1992 quando gli arrivò il primo avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Un paio di pentiti lo avevano accusato di essere stato "morbido" con le famiglie mafiose di Palermo, quella di Tommaso Spadaro della Kalsa e dei Vernengo di Corso dei Mille. Per i magistrati D'Antone avrebbe favorito la loro latitanza evitando di intervenire e rivelando loro che stavano per essere arrestati.

Scarcerato nel 2012, si è sempre dichiarato innocente. La sentenza di condanna venne emessa dal Tribunale di Palermo il 22 giugno 2001, e poi fu confermata dalla Corte d'appello nel del 2003 per diventare definitiva un anno dopo.

 

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