Cronaca

La morte di "Faccia da mostro": sequestrati casa, barca e telefono

Il provvedimento è stato disposto dalla Procura antimafia di Reggio Calabria" nell'ambito dell'inchiesta "'Ndrangheta stragista", che vedeva coinvolto Giovanni Aiello

Foto Ansa/Ufficio stampa Servizio pubblico

La Procura antimafia di Reggio Calabria ha disposto il sequestro probatorio della casa, della barca e del telefono cellulare di Giovanni Aiello, l'ex poliziotto della Squadra Mobile di Palermo conosciuto come "Faccia da mostro", morto ieri mattina sulla spiaggia di Montauro. Il provvedimento è stato disposto dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo titolare dell'inchiesta "'Ndrangheta stragista", che vedeva coinvolto lo stesso Aiello già sottoposto a perquisizione lo scorso 24 luglio. 

Infarto in barca: è morto "Faccia da mostro", lo 007 dei misteri 

Chiamato “Faccia da mostro” per il volto sfigurato da una fucilata in gioventù, ormai da tanti anni viveva in una casa sulla costa ionica catanzarese. Funzionario dei servizi segreti in attività a Palermo negli anni Ottanta fino alle grandi stragi del 1992, era stato riconosciuto nel febbraio del 2016 da Vincenzo Agostino, padre del poliziotto di Palermo, Antonino, ucciso con la moglie Ida Castellucci il 5 agosto del 1989. L'ex agente segreto sarebbe colui che prima del delitto sarebbe stato visto vicino alla sua abitazione. Aiello era stato iscritto nel 2015 nel registro degli indagati con i boss Gaetano Scotto e Salvino Madonia. Per i capimafia la procura aveva chiesto l'archiviazione, ma il giudice respinse l'istanza ordinando nuove indagini tra le quali il confronto fra il padre della vittima e Aiello.

Aiello era convolto nelle vicende relative alla cosidetta trattativa. Per i magistrati era un personaggio chiave. Nino Lo Giudice detto Il Nano, pentito e capo di uno dei clan più potenti di Reggio Calabria, ai magistrati che indagano sulle stragi disse: “E’ stato il poliziotto Giovanni Aiello a far saltare in aria Paolo Borsellino e i 5 agenti di scorta. Fu lui a schiacciare il pulsante in via D’Amelio. Me lo confidò Pietro Scotto quando eravamo in carcere all’Asinara. E anni dopo me lo confermò Aiello in persona… Ma quando ho raccontato tutto sono stato minacciato dai servizi”. Rivelazioni verbalizzate dai pm di Reggio Calabria e condivise con i magistrati siciliani.
 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La morte di "Faccia da mostro": sequestrati casa, barca e telefono

PalermoToday è in caricamento