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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca Partinico

Dalla lavorazione del sale a quella dell'oro, è morto il gioielliere di Partinico Francesco Cucchiara

L'imprenditore che aveva aperto il suo negozio in via Zito nel 1989 si è spento all'età di 89 anni. Nel 2019, per una vicenda paradossale, era finito sotto processo per aver sparato a uno dei rapinatori che assaltò la sua casa a novembre del 2013 e portò via un bottino da 400 mila euro

E' morto a 89 anni il noto gioielliere di Partinico Francesco Cucchiara, che dopo aver gestito per anni una raffineria di sale nel 1989 aveva aperto il suo negozio in via Zito. Una persona perbene, stimata da tutti che, però, nel 2019 era finita sotto processo addirittura con l'accusa di tentato omicidio per aver sparato a uno dei banditi che, il 20 novembre del 2013, travestiti da carabinieri e finanzieri misero a segno una violentissima rapina nella sua abitazione, riuscendo a portare via un bottino di circa 400 mila euro.

Una storia paradossale quella che aveva coinvolto l'imprenditore, il cui funerale è stato celebrato ieri. Il gip Fabrizio Molinari, infatti, aveva deciso di non riconoscergli la legittima difesa - invocata non solo dal suo avvocato, Vincenzo Giambruno, ma pure dalla stessa Procura - anche se l'anziano aveva sparato dopo aver assistito al ferimento della moglie, alle minacce con una pistola rivolte alla figlia e al genero, il giornalista Nunzio Quatrosi, che venne anche immobilizzato con delle fascette.

Il giudice aveva disposto l'imputazione coatta di Cucchiara e il dibattimento era in corso. Il rapinatore, Mariano Parisi, ferito a un polso, si era costituito parte civile, chiedendo un risarcimento di circa 100 mila euro. La prossima udienza era fissata per il primo giugno, ma il processo si estinguerà per via del decesso dell'imputato.

Grazie all'operazione "Mirò" di stamattina, gli investigatori ritengono di aver individuato un altro componente del commando che fece irruzione nell'abitazione di Cucchiara quella mattina all'alba e che avarebbe aiutato Parisi a nascondersi per tre giorni dopo il colpo.

La rapina fu terribile. Quella mattina qualcuno aveva iniziato a suonare con insistenza il campanello di casa Cucchiara. L'anziano si era affacciato dal balcone e si era ritrovato davanti un carabiniere e quattro finanzieri che lo avevano invitato ad aprire rapidamente perché dovevano fare una perquisizione. A farli entrare era stata la moglie del gioielliere, che all'epoca aveva 73 anni, che aveva avvertito anche la figlia e il genero della situazione.

Con facilità i banditi erano quindi riusciti ad entrare e si erano subito palesati per quello che erano realmente, a dispetto delle divise indossate: "Il gioco è finito", disse uno dei rapinatori, mentre vennero tirate fuori delle pistole e la moglie di Cucchiara fu spinta a terra e portata in un'altra stanza. Il genero fu invece legato e il gioielliere arrivò a fingere un malore per sottrarsi a quella violenza.

Nel frattempo un altro rapinatore, puntando una pistola alla tempia della figlia, le aveva intimato di portarlo nella gioielleria. La donna aveva però spiegato che per raggiungere il negozio sarebbe stato necessario uscire sulla strada. E' a quel punto che, vedendo la situazione precipitare, Cucchiara aveva preso il revolver che teneva in un comodino e, dal balcone, aveva sparato ai rapinatori. Ha sempre sostenuto che il suo intento sarebbe stato solo quello di spaventarli e non certo di ucciderli. 

Parisi però venne ferito al polso e, con documenti falsi, si fece curare alla clinica Demma. Il commando era stato poi individuato: Parisi, così come altri due complici, sono già stati da tempo condannati in via definitiva per il colpo. E fu proprio il ferito a decidere di querelare il gioielliere, sostenendo che sarebbe stato già in fuga quando era stato attinto dal proiettile.

Il sostituto procuratore Renza Cescon aveva chiesto l'archiviazione del fascicolo, perché a suo avviso, così come per il difensore di Cucchiara, l'anziano si sarebbe solamente difeso dopo un assalto violentissimo. Ma il giudice aveva invece deciso per l'imputazione coatta, nonostante anche l'età del gioielliere, che avrebbe compiuto 90 anni a settembre.

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