Tragedia di Casteldaccia, proprietari condannati già nel 2010: la villa andava abbattuta

La sentenza per i coniugi Pace, imputati per abusivismo, era passata in giudicato nel 2012 e disponeva la demolizione dell'immobile. Gli atti sono stati acquisiti dal procuratore capo di Termini Imerese che indaga per disastro e omicidio colposo

L'area colpita dall'esondazione del Milicia, a Casteldaccia

I proprietari della villetta abusiva di Casteldaccia travolta sabato sera dal fango, e in cui  sono morte nove persone, il 29 aprile 2010 sono stati condannanti per abusivismo edilizio. La pena, a 3 mesi di carcere, era stata sospesa per Antonio Pace e la moglie Concetta Scurria che hanno però dovuto pagare una ammenda. La sentenza a carico della coppia è passata in giudicato 2 anni dopo e disponeva la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi.

I funerali in Cattedrale: le immagini | VIDEO

La demolizione, però, non è mai stata eseguita. Nel frattempo i coniugi hanno dato la villetta in affitto, ma senza regolare contratto di locazione, alla famiglia di Giuseppe Giordano, l'unico sopravvissuto della strage insieme a Luca Rughoo e la nipote con la quale si era allontanato per andare a comprare dei dolci. Gli atti della sentenza sono stati acquisiti dal procuratore capo di Termini Imerese Ambrogio Cartosio che coordina l'inchiesta per omicidio colposo e disastro colposo.

All’indomani della tragedia il sindaco di Casteldaccia aveva in un primo momento sostenuto che la demolizione della villetta fosse stata in qualche modo impedita dal ricorso presentato al Tar dai coniugi Pace. Alla notizia, che fatto il giro d’Italia in poche ore, ha replicato l’ufficio stampa del Consiglio di stato e della giustizia amministrativa che ha precisato come l’ordinanza non fosse mai stata sospesa. “Per l'ufficio tecnico del Comune sino a ieri sera il ricorso al Tar risultava pendente - ha spiegato il primo cittadino - perché nessuno ha mai notificato al Comune che il ricorso non era più pendente dal 2011".

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