La morte di Mario Biondo, udienza decisiva davanti al gip per le sorti dell'inchiesta

Il 21 luglio è fissata la discussione tra la Procura generale, che ha chiesto l'archiviazione dopo l'esito della terza autopsia che ha sancito un suicidio, e la parte civile che insiste invece sulla tesi dell'omicidio. Il giudice dovrà decidere come procedere, se chiudere il caso o disporre nuove indagini

Mario Biondo con la moglie, la conduttrice televisiva spagnola Raquel Sanchez Silva

Il 21 luglio. E' questa la data cruciale per l'inchiesta sul caso di Mario Biondo, il cameraman trovato impiccato il 30 maggio del 2013. ad una libreria della sua abitazione di Madrid: quel giorno, infatti, davanti al gip, si discuteranno la nuova richiesta di archiviazione della Procura generale e l'opposizione all'istanza, formulata invece dalla famiglia della vittima, assistita dall'avvoca Carmelita Morreale. Poi il giudice deciderà come si dovrà procedere, ovvero se chiudere definitivamente l'inchiesta - come hanno chiesto nei mesi scorsi i sostituti procuratori generali Rita Fulantelli e Domenico Gozzo (ora a Roma, alla Procura nazionale antimafia) - oppure disporre nuove indagini, come vorrebbe invece la parte civile.

La vicenda giudiziaria - il fascicolo ipotizza l'omicidio ed è sempre stato a carico di ignoti - si trascina ormai da anni e sui resti di Biondo sono già state compiute ben tre autopsie (una in Spagna e due a Palermo), che hanno sancito tutte un'altra verità, cioè un suicidio. La famiglia, anche sulla scorta di sue consulenze ed indagini, è convinta invece sin dall'inizio che Biondo sia stato ucciso.

Quando venne trovato impiccato alla libreria con una pashmina, il cameraman palermitano si era sposato da poco con la nota conduttrice televisiva spagnola Raquel Sanchez Silva ed era in una fase positiva della sua vita anche da un punto di vista professionale. Nulla, secondo la sua famiglia, avrebbe potuto portarlo in quel momento a decidere di togliersi la vita. In Spagna però il caso venne chiuso come un suicidio.

La Procura di Palermo aveva poi deciso di aprire un'inchiesta e, oltre ad una serie di rogatorie internazionali per sentire testimoni (compresa la moglie di Biondo, che al momento della morte non era con lui) venne disposta una seconda autopsia, eseguita dal professore Paolo Procaccianti. Anche in questo caso, però, l'esito fu il suicidio. I pm Gery Ferrara e Claudio Camilleri a quel punto formularono una richiesta di archiviazione, ma la Procura generale decise di avvocare l'indagine e fare nuovi accertamenti.

La salma di Biondo venne riesumata e venne eseguita la terza autopsia che ha però dato lo stesso esito delle altre. Da qui una nuova richiesta di chiusura del caso.

Per i parenti di Biondo vi sarebbero troppi punti oscuri e tanti elementi che, invece, dimostrerebbero chiaramente che si sarebbe trattato di un omicidio (non è chiarom però né il movente e neppure chi potrebbe essere l'ipotetico assassino). Secondo i consulenti della parte civile, in estrema sintesi, sarebbe per esempio inspiegabile come gli oggetti presenti sulla libreria (comprese due piume) alla quale si sarebbe impiccato il cameraman possano essere rimasti al loro posto, così come sarebbero incompatibili con un suicidio un doppio segno di stretta al collo e alcune contusioni sulla fronte della vittima.

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