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Incendio mortale in via Pindemonte, chiesti 15 anni per l'unico imputato D'Antoni

Secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe dato fuoco all'attività commerciale del padre, per potere poi incassare i premi assicurativi. A causa delle fiamme, nella notte tra il 17 ed il 18 agosto del 2008 morirono Maria Stella e Fatima Lo Verso. Ci furono anche feriti

Il sostituto procuratore Ennio Petrigni ha chiesto una condanna a quindici anni di reclusione per Claudio D’Antoni, accusato di essere l’autore del terribile rogo avvenuto nella notte tra il 17 ed il 18 agosto del 2008 in un palazzo di via Pindemonte e nel quale persero la vita una madre e sua figlia, Maria Stella e Fatima Lo Verso. Nell’incendio, inoltre, rimasero gravemente feriti anche altri residenti, Marco Lo Verso, Antonino Rosone e Rosa Impallomeni.

Secondo la ricostruzione della Procura, D’Antoni quella sera avrebbe cosparso di benzina e dato fuoco all’attività commerciale del padre, che si trovava nello stabile, per potere poi incassare i premi assicurativi. Un’accusa che l’imputato ha sempre respinto. La polizia scientifica, fra l’altro, durante le indagini, avrebbe ritrovato tracce di liquido infiammabile non solo nell’edificio, ma anche sui vestiti che l’imputato avrebbe indossato quella sera.

I reati contestati a D’Antoni sono quelli di omicidio colposo, lesioni gravissime, incendio doloso e danneggiamenti. Nel processo si sono costituite parte civile le vittime e i parenti delle due persone decedute (sono assistiti dagli avvocati Salvino Caputo, Nicola Nocera e Mario Caputo). Proprio la parte civile, nella prossima udienza, punta a chiedere al giudice monocratico che sta processando D’Antoni il riconoscimento dell’omicidio doloso al posto di quello colposo, perché, per gli avvocati, l’uomo sarebbe stato consapevole che l’incendio avrebbe potuto investire l’intero palazzo e provocare dunque anche gravi conseguenze per i residenti.

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