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Donna uccisa da una chemioterapia killer: parte il processo d'appello

Secondo la Procura a Valeria Lembo, 34 anni (e mamma da 8 mesi), venne somministrata per sbaglio una dose dieci volte superiore a quella richiesta per trattare il linfoma di Hodgkin. I fatti, avvenuti al Policlinico, risalgono al 2011: dopo le condanne, si torna in aula

Inizierà il 29 marzo, davanti alla sesta sezione della Corte d’Appello, il processo di secondo grado per la morte di Valeria Lembo, la donna di 34 anni stroncata il 29 dicembre del 2011 da un’overdose di Vinblastina – 90 milligrammi anziché 9 - somministratale per errore al Policlinico, dov’era in cura per un linfoma.

Il giudice monocratico Claudia Rosini, a dicembre del 2015, aveva inflitto pene molto severe, superiori persino a quelle richieste dalla Procura, a cinque dei sei imputati per omicidio colposo e falso: 4 anni e mezzo all’ex primario di Oncologia medica del Policlinico, Sergio Palmeri, 7 anni alla specializzanda Laura Di Noto, 6 anni e mezzo allo specializzando Alberto Bongiovanni (che, per sua stessa ammissione aveva materialmente inserito il 90 al posto del 9 nella cartella clinica interna della vittima), 4 anni a testa per le infermiere Clotilde Guarnaccia ed Elena D’Emma. Lo specializzando Gioacchino Mancuso venne invece assolto dalle accuse.

Secondo la ricostruzione della Procura, per una catena di errori compiuti all’interno del reparto, a Valeria Lembo venne somministrata una dose dieci volte superiore a quella richiesta per trattare il linfoma di Hodgkin di cui era affetta e al quale quasi certamente sarebbe sopravvissuta. La donna, che era diventata madre da appena 8 mesi, si sentì male poche ore dopo il trattamento al Policlinico, dove venne nuovamente ricoverata. Come hanno raccontato i suoi parenti, i medici non avrebbero inizialmente detto la verità sull’accaduto. Un errore irrimediabile: la Vinblastina ustionò gli organi interni di Valeria Lembo, che morì dopo alcuni giorni, tra dolori atroci.

In primo grado il giudice ha anche riconosciuto una provvisionale di un milione alla famiglia della vittima.  
 

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