La morte del pm Siani, a Palermo ha firmato anche inchieste su mafia e pubblica amministrazione

Laura Siani è stata trovata morta nella sua abitazione di Lecco, aveva lasciato Palermo a febbraio. Una presenza discreta e gentile la sua. Ha partecipato alle indagini sulla presunta truffa sulle protesi all'ospedale Civico e al blitz che a febbraio ha colpito il clan dell'Arenella

Laura Siani

Discreta e gentile, il sostituto procuratore Laura Siani, che è stata trovata morta nella sua abitazione di Lecco, aveva lasciato Palermo a febbraio. Negli anni in cui ha lavorato in città si è occupata soprattutto di reati contro la pubblica amministrazione, con il procuratore aggiunto Sergio Demontis, ma anche di mafia, con l'aggiunto Salvatore De Luca.

Il pm di Lecco Laura Siani trovata morta in casa, aveva lavorato anche a Palermo

In questi ultimi mesi diverse inchieste che hanno occupato la cronaca erano frutto anche del suo contributo. Aveva infatti partecipato alle indagini sulla presunta truffa sulle protesi all'ospedale Civico, con cui il 23 gennaio era stato arrestato anche il direttore della Neurochirurgia, Natale Francaviglia. Il pm Siani aveva lavorato anche al blitz che, l'8 febbraio, aveva colpito il clan dell'Arenella, in particolare con l'arresto del boss Gaetano Scotto.

Su tutt'altro fronte, sempre a febbraio, il lavoro del magistrato si era concentrato su una presunta banda di finti dietologi che, in un'associazione di Cruillas, in cambio di denaro avrebbero prescritto cure dimagranti a base di integratori alla frutta e alle erbe. Una truffa stimata in circa 130 mila euro e che, secondo l'accusa, avrebbe messo a rischio anche la salute di chi pensava di perdere peso velocemente e senza grandi sacrifici.

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In passato si era occupata anche dell'inchiesta - poi archiviata - a carico del deputato regionale Edy Tamajo, inizialmente accusato di associazione a delinquere e corruzione elettorale. Un fascicolo nato da alcune intercettazioni in cui si parlava di voti comprati per 25 euro, ma poi Tamajo era stato scagionato. Siani aveva anche sostenuto l'accusa in uno dei filoni processuali sulle così dette "spese pazze" all'Ars. A maggio dell'anno scorso era riuscita a far condannare diversi imputati per una presunta truffa su buoni fruttiferi postali e, qualche mese dopo, anche alcuni presunti prestanome del clan di Brancaccio.
 

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