Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

La piccola Antonella morta per un "gioco" su TikTok, i suoi organi salveranno tre bambini

La bambina di 10 anni ha perso la vita stringendosi al collo la cintura di un accappatoio. La disperazione della mamma, incinta del quarto figlio, ma anche di tutta la Kalsa. Donati fegato, pancreas e reni. Un'indagine cercherà di chiarire cosa sia successo

Quando i medici gli hanno spiegato che probabilmente la loro bambina non si sarebbe mai più risvegliata, i genitori hanno dovuto prendere una decisione difficile ma lo hanno fatto senza esitare, firmando il consenso per la donazione degli organi. Un atto d'amore in un momento di grande sofferenza che però potrà regalare un sorriso ad altri tre bambini. E' stato eseguito nella notte l'intervento sul corpo della piccola Antonella Sicomero, 10 anni, morta all'ospedale Di Cristina per una challenge su TikTok finita nel peggiore dei modi. Per chiarire ulteriormente come siano andate le cose la Procura ha disposto l'autopsia presso l'istituto di Medicina legale del Policlinico.

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Intorno alle 13.30 di ieri i medici hanno constatato lo stato di morte cerebrale della bambina, ricoverata nella terapia intensiva pediatrica ed entrata in coma a causa di una "prolungata anossia cerebrale". Un'equipe ha prelevato gli organi di Antonella per il successivo trasporto a Roma e Genova. Il lobo destro del fegato, il pancreas e un rene andranno a un bimbo ricoverato all'Ospedale pediatrico bambino Gesù, mentre il lobo sinistro del fegato sinistro andrà un altro bambino che si trova nella stessa struttura. L'altro rene sarà trapiantato a un bambino ricoverato al Gaslini. Giudicati invece non idonei il cuore, l'intestino e i polmoni.

Lungo le stradine della Kalsa, il quartiere in cui vive la famiglia Sicomero, non si parla d'altro. Secondo quanto ricostruito a scoprire la tragedia sarebbe stata la sorellina di 5 anni di Antonella, trovata in bagno con la cintura di un accappatoio legata attorno al collo e fissata a un termosifone. Un "gioco" cui la bambina avrebbe partecipato intercettando tramite lo smartphone qualche video sulla "blackout challenge", una prova di resistenza in cui "vince" chi riesce a resistere di più alla condizione di asfissia. Un gesto che le ha bloccato il passaggio dell'ossigeno e che lentamente l'ha portata verso lo svenimento. Sono stati attimi terribili anche per i vicini. “Siamo corsi tutti in strada, sentivamo delle urla terribili", racconta qualcuno di loro. 

Ma cosa sia accaduto realmente e cosa abbia portato alla tragedia di mercoledì sera all'interno dell'abitazione in vicolo Schiavuzzo (la strada che da piazza Rivoluzione porta alla Magione) che ha sconvolto l'esistenza del padre e della madre, incinta del quarto figlio, lo chiariranno le indagini della squadra mobile della polizia e la Procura.

"Abbiamo scelto di dire sì alla donazione perché nostra figlia avrebbe detto 'sì, fatelo'. Era una bambina generosa. E visto che non potevamo averla più con noi, abbiamo ritenuto giusto aiutare altri bambini". "In questo momento di grande dolore - commenta il coordinatore del Centro regionale trapianti, Giorgio Battaglia, al termine dell'operazione per il prelievo degli organi - esprimo ai familiari il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. A distanza di pochi giorni dal 'sì' alla donazione espresso da una mamma nello straziante dolore della perdita della figlia, oggi abbiamo avuto un altro esempio della grande generosità e solidarietà di due splendidi genitori che hanno permesso di salvare altri quattro bambini".

Tania Lazzaro, direttore della rianimazione pediatrica dell’Ospedale dei Bambini, aggiunge: "Siamo molto provati perché in pochi giorni abbiamo vissuto due tragedie. Per entrambi i casi mi sento di dire che queste coppie di genitori, dopo il loro gesto eroico, hanno rivisto le loro figlie adagiate non in un letto di morte ma in un letto di vita. Questo lo snodo comune legato al dono. Siamo tutti provati. Ma questa 'luce' io l'ho vista".

"E’ accaduto un fatto gravissimo, questa bambina - dice l’avvocato Iside Castagnola, membro del comitato media e minori del Ministero dello sviluppo economico - poteva esser la figlia di tutti noi. Mi occupo da anni di sicurezza in rete per i minori, penso sia arrivata l’ora di attivare un sistema serio di age verification per i social. Chi tutela i nostri figli? Il garante della privacy ha già avviato a dicembre delle contestazioni a TikTok, credo che tutte le istituzioni siano chiamate a rispondere a questa emergenza sociale. Dobbiamo incessantemente continuare con le campagne di media education sull’uso consapevole dei media e la responsabilità genitoriale, occorre un sistema di age verification per l’utilizzo dei social in conformità al Gdpr".

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