Cronaca

La bambina morta dopo una sfida in rete, s'indaga per istigazione al suicidio

Qualcuno ha spinto Antonella Sicomero a partecipare alla challenge che le è stata fatale? E' l'ipotesi al vaglio degli inquirenti. La piccola avrebbe avuto dimestichezza col cellulare e i social, tanto che - ad appena 10 anni - avrebbe già realizzato e pubblicato su internet diversi video

Dopo la tragedia che è costata la vita alla piccola Antonella Sicomero, morta soffocata dopo una sfida assurda su TikTok, adesso è caccia ad ipotetici responsabili: qualcuno che, come stanno valutando sia la Procura ordinaria che quella dei minorenni, possa averla istigata al suicidio. E' questo infatti il reato sul quale sta indagando la squadra mobile, che sta compiendo accertamenti tecnici sul cellulare della bambina, in modo da ricostruire i suoi contatti e anche capire se al momento della challenge si stesse filmando. Da vagliare - ma non è questa la pista privilegiata seguita al momento dagli inquirenti - eventuali e remote responsabilità anche da parte dei genitori della piccola.

Il silenzio della Kalsa e i lenzuoli per Antonella | Video

Le risposte nel cellulare 

Sono tanti i punti da chiarire: Antonella aveva già partecipato ad altre di queste sfide? Come aveva scoperto della loro esistenza in rete? L'ha invitata qualcuno a superare, magari incitandola, l'insensata prova della resistenza all'asfissia che poi l'ha uccisa? Esiste davvero una rete di criminali che, sfruttando gli algoritmi, individuano le vittime più fragili e le spingono a compiere gesti di autolesionismo che a volte si rivelano anche fatali? E' quello che dovranno chiarire il procuratore aggiunto Laura Vaccaro ed i sostituti Ludovica D'Alessio e Maria Bambino che indagano sul caso.

I video della bambina in rete

Antonella, nonostante avesse appena 10 anni, avrebbe avuto un profilo su Facebook. Forse più di uno. E pure una certa dimestichezza con il cellulare: avrebbe infatti girato anche alcuni video poi pubblicati in rete. In uno, per esempio, spiega come truccarsi e mostra mascara e ombretti, seguendo quindi un filone molto diffuso su internet, ma che di solito vede come protagoniste ragazze più grandi. Si capisce che la bambina è in bagno - proprio il luogo in cui peraltro una delle sorelline mercoledì sera l'ha trovata esanime con una cintura al collo - e parla a bassissima voce, forse per non farsi sentire dal resto della famiglia. In un altro video mostra dei disegni e in un altro ancora balla a suon di musica.

Le indagini (archiviate) sul "Blue Whale"

Non è detto che l'inchiesta appena avviata porti dei frutti. Nel caso di un'altra challenge lanciata in rete, "Blue Whale", una gara a tappe in cui una delle sfide consisteva nel tagliarsi con un rasoio, dopo numerose denunce in diverse parti d'Italia, compresa Palermo, le inchieste aperte per istigazione al suicidio sono state infatti poi quasi tutte archiviate, perché non sarebbe emersa la presenza di persone che avrebbero incitato i ragazzi a sfregiarsi. Uno dei pochi processi nati da queste indagini, non per istigazione al suicidio, ma per stalking e violenza privata, è in corso a Milano: la vittima è un'adolescente palermitana alla quale una ragazza di 23 anni del capoluogo lombardo avrebbe chiesto ripetutamente di tagliarsi con un rasoio e di mandarle poi le foto.

Gli accertamenti informatici e l'autopsia

E' quasi certo che la causa della morte di Antonella Sicomero sia stata il soffocamento, ma per escludere ogni dubbio, la Procura ha disposto l'autopsia. Le risposte più importanti su eventuali responsabilità penali arriveranno invece dalle verifiche informatiche sul cellulare della bambina, che era stato immediatamente sequestrato dalla polizia. Le due Procure lavorano comunque in sintonia e quella dei minorenni potrebbe avere anche, seppur molto ipoteticamente, il compito di valutare la capacità dei genitori di occuparsi degli altri tre figli.

Responsabilità anche dei genitori?

Per il momento gli inquirenti non si concentrano affatto su questo aspetto e non ipotizzano, per esempio, l'abbandono di minore a carico dei famigliari della vittima. In passato, però, alcuni genitori, in seguito per lo più ad incidenti domestici in cui sono incappati i loro figli, sono finiti anche sotto processo, con l'accusa di non aver vigilato correttamente sui bambini. E' stato il caso, per esempio - poi chiusosi però con un'assoluzione definitiva - del padre e della madre del piccolo che qualche anno fa, volendo imitare Spiderman, si era lanciato ed era rimasto impigliato nella cordina di una tenda, morendo soffocato. Secondo l'accusa - che non ha mai convinto i giudici ed è infatti poi caduta completamente - il piccolo sarebbe stato lasciato da solo nella sua stanzetta e i genitori avrebbero dovuto controllare cosa stesse facendo.
 

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