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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

Donna incinta perde bimba al sesto mese, i familiari presentano denuncia: aperta un'inchiesta

Mentre si trovava a casa ha sentito che qualcosa non andava, su consiglio del ginecologo è andata al Civico. Il pm ha deciso di sequestrare la cartella clinica e il feto

Era a casa, alla venticinquesima settimana di una gravidanza a un certo punto giudicata a rischio, quando si è accorta che qualcosa non andava. Non sentiva più la bambina muoversi. E’ andata all’ospedale Civico ed è stata sottoposta ai primi accertamenti da cui sarebbe emerso l’esito più tragico: il cuore della bambina non batteva più. I familiari di una donna di 33 anni, Maria C., hanno sporto denuncia per chiedere che venga fatta luce sull’accaduto anche se potrebbe trattarsi di un aborto spontaneo, magari legato a un problema della placenta.

La donna, ancora ricoverata al Civico dopo il cesareo, era alla sua quinta gravidanza. A raccontare l’accaduto è la sorella: "Purtroppo aveva già avuto delle minacce d’aborto. Inizialmente era seguita da un ginecologo privato che poi l'ha messa in cura qui perché era a rischio. L’ultima volta le era stato detto: torni fra dieci giorni o prima nel caso in cui avesse delle perdite. Quando siamo tornati l’altro ieri ci hanno comunicato subito dopo i primi esami che la bambina era morta. Cosa è successo? Ci devono delle spiegazioni".

Alla notizia del decesso i familiari hanno chiamato il 112 chiedendo l’intervento della polizia prima di formalizzare la denuncia al commissariato Porta Nuova. Gli agenti hanno acquisito al Civico la documentazione clinica in attesa di nuove disposizioni da parte della Procura che ha anche disposto il sequestro del feto per eseguire l’autopsia, così come era stato proposto dagli stessi medici dell'ospedale.

Un episodio simile si era verificato alcuni giorni prima alla clinica Triolo Zancla. In quell'occasione però i familiari di una 29enne, alla comunicazione che probabilmente aveva avuto un aborto spontaneo alla ventesima settimana, hanno preteso di parlare con il responsabile dell'unità medica. Il dottore li avrebbe ricevuti cercando di spiegare cosa fosse successo ma loro, in preda alla rabbia, hanno minacciato il personale e devastato la casa di cura prendendo a calci porte e arredi.

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