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A Montelepre la Marcia per la pace: l'appello di Don Ciotti per indigenti, migranti e disoccupati

Il fondatore e presidente dell’associazione antimafia "Libera" ha preso parte all'evento organizzato dalla diocesi di Monreale: "Un Paese che non riesce a garantire ai propri giovani un lavoro é destinato a morire"

Semplici cittadini, amministratori locali e rappresentanti delle forze dell'ordine sono scesi in piazza ieri a Montelepre per prendere parte alla Marcia della pace, organizzata dalla diocesi di Monreale. Presente Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente dell’associazione antimafia “Libera”. L'evento si è concluso con la celebrazione della messa con monsignor Michele Pennisi presso la chiesa madre.

“Indigenti, migranti e giovani senza lavoro sono le tre grandi povertà del nostro Paese - ha detto Don Ciotti - I politici si diano una mossa per affrontarle. Una società che non si cura dei propri giovani è incapace di guardare al futuro. Nessun paese d’Europa ha 2 milioni e 300 mila ragazzi disoccupati come l’Italia. In migliaia emigrano al Nord o all’estero. Un Paese che non riesce a garantire ai propri giovani un lavoro é destinato a morire".

Nel suo appassionato intervento Don Ciotti è tornato a parlare di legalità. Citando il giudice Giovanni Falcone ha ribadito che "la lotta alla mafia è una lotta di civiltà. Mafia e corruzione - ha sottolineato - sono parassiti che corrodono internamente la società. L'omertà uccide la verità e la speranza".

Il presidente di "Libera" ha poi paragonato i morti causati dal fenomeno migratorio di oggi, in aumento del 49 per cento rispetto agli inizi del 2000, all’Olocausto: "Quanti sono i morti seppelliti in fondo al mare? Non lo sappiamo. Anche noi italiani siamo stati migranti in giro per il mondo in passato e per questo dobbiamo essere accoglienti. Oggi si respira un clima di paura che spesso e volentieri non rispecchia la realtà ma viene alimentato”.

"La comunità di Montelepre - si legge sulla pagina Facebook dell'Asd Runners Montelepre, presente all'evento - come sempre non è rimasta sorda all'appello, numerosa infatti è stata la presenza delle associazioni, delle congregazioni, ma anche e soprattutto della gente comune".

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