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Domenica, 26 Maggio 2024
Cronaca

"Non accusò falsamente un giudice di abusi edilizi", prosciolto l'ex dirigente comunale Monteleone

L'imputato era accusato di calunnia nei confronti di Marina Petruzzella: quando venne arrestato nell'ambito di un'inchiesta su presunte mazzette all'Edilizia privata gli fu trovata una lettera in cui si faceva riferimento al magistrato e a immobili di sua proprietà a Mondello che sarebbero stati costruiti irregolarmente

L'architetto Giuseppe Monteleone, ex dirigente del Comune, è stato prosciolto "perché il fatto non costituisce reato" dalle accuse di calunnia e diffamazione ai danni di un magistrato, precisamente il giudice Marina Petruzella - fu lei peraltro a condannarlo in primo grado assieme ad altri per la lottizzazione abusiva in via Miseno, reato prescritto già prima dell'inizio del processo - per tanti anni in servizio a Palermo e oggi a Milano. La sentenza è stata emessa dal gup di Caltanissetta, che ha accolto le tesi difensive dell'avvocato Nino Zanghì che assiste l'imputato.

Monteleone ha altri guai con la giustizia ed è attualmente sotto processo per un presunto giro di mazzette all'Edilizia privata, nato dall'inchiesta del 2020 "Giano Bifronte". Ed è proprio da questa indagine che è venuto fuori il procedimento che si è concluso ora a Caltanissetta: quando Monteleone venne arrestato, infatti, addosso gli fu trovata una lettera, non firmata, che faceva riferimento a presunti abusi edilizi legati a due immobili di proprietà del giudice Petruzzella in via Berna, a Mondello.

Il pm - anche se avrebbe dovuto trasmettere gli atti a Caltanissetta, visto che si faceva riferimento ad un magistrato di Palermo - durante l'interrogatorio fece delle domande a Monteleone sulla missiva e l'architetto disse che per quanto di sua conoscenza effettivamente sarebbero stati compiuti degli abusi nella realizzazione degli edifici, che sarebbero stati costruiti senza una lottizzazione.

L'anno prima, nel 2019, era giunta una lettera anonima dello stesso tenore di quella che aveva Monteleone sia alla Procura di Palermo che a quella di Caltanissetta. Questo secondo ufficio aveva archiviato proprio perché si trattava di un anonimo. In città, invece, in seguito al ritrovamento della missiva di Monteleone, si misero in relazione i due documenti, ipotizzando che potessero essere stati scritti entrambi dall'architetto. Si fecero anche degli accertamenti per stabilire se effettivamente vi fossero state delle irregolarità in via Berna, nella proprietà del giudice Petruzzella, ma non si ravvisò nulla. Da qui l'ipotesi di calunnia a carico di Monteleone: non trovando riscontro alle sue affermazioni e al contenuto della missiva, l'architetto avrebbe quindi accusato falsamente il giudice di un reato inesistente. Solo in quel momento gli atti vennero trasmessi a Caltanissetta.

In prima battuta l'inchiesta venne archiviata dal gip nisseno, perché non vi sarebbe stata corrispondenza tra la lettera di Monteleone e quelle recapitate in precedenza alle due Procure. Tuttavia, al giudice Petruzzella, presunta vittima della calunnia, non era stata notificata la richiesta di archiviazione da parte del pm, impedendole così di opporsi e di far valere i suoi diritti, come poi ha effettivamente fatto.

Il caso è quindi approdato davanti a un altro gip, sempre a Calatanissetta, che ha disposto per Monteleone l'imputazione coatta. Non solo per calunnia, ma anche per diffamazione perché l'architetto aveva parlato del presunto caso di abusivismo edilizio anche durante l'interrogatorio e quindi in presenza di altre persone.

All'udienza preliminare la difesa di Monteleone ha battuto su due punti: il primo è che la lettera con le accuse contro il giudice non era mai stata spedita (impossibile quindi configurare il reato di calunnia), il secondo è legato alla presunta veridicità degli abusi edilizi in via Berna. E' stata infatti depositata una consulenza affidata a un professore di Urbanistica, ma anche una serie di studi del Centro Pio La Torre, con fotografie aeree, che hanno registrato l'evoluzione edilizia in quella zona di Palermo, a cominciare dallo scempio di Pizzo Sella: lo scopo della difesa era dimostrare lo sviluppo "selvaggio" e la cementificazione di quella zona della città.

Non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza, ma alla fine il gup ha deciso di prosciogliere Monteleone perché "il fatto non costituisce reato" in relazione alla calunnia, mentre la diffamazione è risultata improcedibile, visto che il reato era stato ravvisato dal gip, ma che il giudice Petruzzella non aveva mai sporto querela per questa ipotesi.

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