Virus, sequestrate tremila mascherine non sicure: erano prodotte da un laboratorio tessile

La guardia di finanza è intervenuta a Misilmeri dopo avere trovato una persona in possesso di 150 articoli, appena acquistati, privi di etichette e certificazioni sanitarie. Il titolare della ditta produttrice è stato segnalato alla Camera di Commercio

I finanzieri con parte delle mascherine sequestrate

Tremila mascherine ritenute non sicure sono state sequestrate dai finanzieri della Compagnia di Bagheria, durante alcuni controlli finalizzati al rispetto delle prescrizioni in materia di contenimento dell'emergenza sanitaria per la diffusione del Covid-19. Le fiamme gialle hanno scoperto che erano state realizzate da una ditta di Miilmeri attiva nel commercio di prodotti tessili ma senza rispettare le indicazioni del Codice del consumo.

VIDEO | I controlli della finanza nel laboratorio

In particolare, l'attività delle fiamme gialle è nata da un controllo effettuato dai militari nei confronti di un soggetto trovato in possesso di 150 mascherine, appena acquistate, prive di etichette e certificazioni sanitarie. I finanzieri si sono quindi presentati dal rivenditore, una ditta operante nel commercio di prodotti tessili con sede a Misilmeri "che al piano superiore del locale aveva realizzato un laboratorio per la produzione di mascherine che venivano poste in vendita al pubblico al prezzo di 0,80 euro cadauna". Secondo le fiamme gialle "questo avveniva in assenza delle prescrizioni previste dal decreto legislativo 206/2005 (Codice del Consumo) che impone il divieto di commercio sul territorio nazionale di qualsiasi articolo o confezione di prodotto che non riporti in forme chiaramente visibili e/o leggibili in lingua italiana tutte le informazioni destinate ai consumatori quali, ad esempio, il nome del produttore, dell’importatore nonché le caratteristiche qualitative del prodotto".

I finanzieri hanno quindi proceduto al sequestro amministrativo di circa 3.000 mascherine rinvenute e a segnalare il titolare della ditta alla locale Camera di Commercio per l’irrogazione della sanzione amministrativa (da 516 a 25.833 euro).

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