Numero chiuso a Giurisprudenza, Mirko Romano: "Male necessario"

"Il tema del numero programmato è delicato: ci siamo schierati a favore per contrastare l'evidente perdita di prestigio, non si tratta di una Facoltà di serie B"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

“La Facoltà di Giurisprudenza per riacquistare peso politico anziché fuggire dalle decisioni importanti dovrebbe corrergli incontro e anticiparle, insomma dettare la linea politica, essere Avanguardia. Nella realtà dei fatti siamo stati gli ultimi, ad interrogarci seriamente sulla questione del numero programmato e, solo, quando c'è stato chiesto in maniera diretta e inappellabile dal Delegato del Rettore alla Didattica", dichiara Mirko Romano, Presidente del Forum studentesco Lybra, storica associazione di Giurisprudenza e coordinatore d'Ateneo di FareUniversità.


“Il tema del numero programmato - prosegue - è sicuramente delicato, lo attraversano le aspirazioni di generazioni intere, i sacrifici delle famiglie e le sorti dell'Università pubblica. Ma a volte bisogna avere il coraggio di pensarla diversamente. Sicuramente dal punto di vista del principio saremmo d'accordo all'accesso libero a tutte le Facoltà del nostro Ateneo. Ma il dato reale non è questo, poiché di fatto inserire il numero chiuso a Giurisprudenza era diventato un 'male necessario' per varie ragioni".

"Ci siamo schierati a favore della sua introduzione - aggiunge Romano - per contrastare l'evidente perdita di prestigio e considerazione dovuta al fatto che se lo studente medio non si fosse trovato di fronte un test selettivo allora la Facoltà in questione era di Serie B. In più come se non bastasse avevamo assunto il ruolo di 'Facoltà-Rifugio', per cui Giurisprudenza risultava essere l'ottava, nona scelta nel caso in cui non si fosse 'entrati' in nessun'altra. Inoltre alla razionalizzazione in entrata corrisponderebbe una razionalizzazione 'di fatto in uscita', visto che il mondo delle professioni ormai saturo non è in grado di accogliere un'infinita schiera di 'avvocati disoccupati'. E' innegabile inoltre - conclude -  che la qualità dei servizi sia proporzionale al numero di iscritti. Insomma abbiamo deciso di non arroccarci su posizioni ideologiche e di affrontare la realtà dei fatti".
 

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