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Martedì, 25 Giugno 2024
Cronaca

Il ministro dell'Interno a Palermo: "La mafia è cambiata, ma non faremo sconti a nessuno"

Matteo Piantedosi ha partecipato alla presentazione del libro di Tina Montinaro, vedova del caposcorta del giudice Giovanni Falcone, Antonio, morto con lui a Capaci. Ha parlato di un'organizzazione criminale "meno violenta e meno visibile che pervade però i gangli vitali della nostra società" e che "va combattuta con l'impegno civile diffuso"

Nessuno sconto nella lotta alla mafia, che "è sicuramente cambiata, è meno violenta, meno visibile, ma pervade i gangli vitali della nostra società" e "va comunque combattuta con la coscienza civile e impegno civile diffuso". A dichiararlo è il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, che stamattina ha partecipato alla presentazione del libro "Non ci avete fatto niente", di Tina Montinaro, vedova di Antonio, caposcorta del giudice Giovanni Falcone, morto nella strage di Capaci. Piantedosi ha ricordato che si stanno "affinando" alcuni meccanismi di contrasto ai clan con l'obiettivo di "supportare il lavoro degli inquirenti". 

All'interno della caserma Lungaro, Piantedosi ha rimarcato che "la lotta alla mafia è al primo punto del Governo Meloni: seguire il denaro, incoraggiare e supportare le attività degli inquirenti e delle forze dell'ordine. Ma dobbiamo anche sviluppare tutte le iniziative per creare le doverose cornici di sicurezza ad esempio sulle ingenti risorse del Pnrr. Contestualmente abbiamo grande attenzione per le forze di polizia soprattutto per le risorse umane necessarie".

Il ministro ha poi spiegato: "Dal nostro angolo di osservazione la mafia è sicuramente cambiata. E' meno violenta, questo appare agli occhi di tutti. Stamattina c'è stata una grande operazione antimafia con poco più di 100 arresti (in Calabria, ndr) e sono tutte persone legate alle dinamiche del volto della nuova mafia, apparentemente meno visibile ma che permane nei gangli vitali della nostra società. La mafia va combattuta in quanto tale e bisogna farlo anche attraverso un impegno civile diffuso. Ci incoraggia la visione di Falcone quando diceva che la mafia è un fenomeno umano".

Piantedosi si è soffermato anche sull'arresto del boss Matteo Messina Denaro, dopo una latitanza trentennale, affermando che "è molto importante perché ha portato a termine una fase della lotta alla mafia, in particolare quella stragista, ma lo è anche per il significato che investe una società civile che è cambiata. Questo è di grande impatto per il passato, il presente e il futuro. Nessuna azione istituzionale può avere un esito senza l'ondata crescente della società civile, di una responsabilità civile che dobbiamo avere. I giovani hanno un atteggiamento diverso - ha aggiunto - nei confronti della mafia grazie a queste azioni e a questa opera portata avanti anche da Tina Montinaro".

Infine, il ministro ha detto che "è stato un po' faticoso spiegare la scelta di essere a Castelvetrano nel giorno della Liberazione, non era un modo per sviare e deviare dalla celebrazione del 25 aprile, ma un modo per lanciare un messaggio chiaro: la mafia e il nazifascismo hanno tratti in comune, sono modelli che si propongono alla società con la violenza e la sopraffazione. La concezione della violenza come elemento di regolazione dei rapporti e la compressione della libertà di pensiero".

Dopo la presentazione del libro, Piantedosi ha reso omaggio ai poliziotti caduti facendo visita alla questura e alla squadra mobile. Di pomeriggio presiederà il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica in prefettura.

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