"Hanno fatto bene ad ammazzare Padre Puglisi": minacciato il presidente del Centro di don Pino

E' successo a Brancaccio, davanti alla Casa museo visitata poche settimane fa dal Papa: "Un energumeno mi ha puntato il dito in faccia urlando che per colpa mia lui non può più posteggiare la moto sotto il suo balcone"

Piazzetta Beato Giuseppe Puglisi

"Hanno fatto bene da ammazzare Padre Puglisi". Così è stato minacciato il presidente del Centro Padre nostro di Palermo, fondato da don Pino a Brancaccio, davanti alla Casa museo visitata poche settimane fa dal Papa. E' stato lo stesso presidente, Maurizio Artale, a raccontare come sono andate le cose in un lungo post pubblicato su Facebook. "Capita - racconta Artale - che sabato, alle 13, dopo aver partecipato al convegno dal titolo "Crisi e rigenerazione", svoltosi presso la Missione Speranza e Carità, io vada a Casa museo del beato Giuseppe Puglisi: lì ci sono ad attendermi i volontari del Centro e il gruppo dei giovani promotori dell'iniziativa "Le vie dei tesori", in quanto per la prima volta la Casa museo è stata inserita in questa iniziativa cittadina. Capita che, appena sceso dall'auto, un "energumeno", venuto fuori dal portone del civico n.3 di piazzetta Beato Giuseppe Puglisi (già piazzale Anita Garibaldi), a torso nudo, con barba folta e nera così come la sua capigliatura alla moda, si diriga verso di me con un fare pari a quello di un rinoceronte che carica la sua preda".

Il pentimento dopo le minacce: il servizio delle Iene a Brancaccio | VIDEO

"Capita che "l'energumeno", puntandomi il dito in faccia, mi urli che per colpa mia lui non può più posteggiare la moto sotto il suo balcone e che da quando io ho comprato quella casa, indicando con l'indice la Casa museo dove ha vissuto il beato Giuseppe Puglisi, in quella piazza non c'è più pace. Così "l'energumeno" aggiunge che, non appena avesse visto una moto dei volontari del Centro sul marciapiede, ci avrebbe pensato lui. Capita che io, con molta calma, gli chieda per quale motivo se la stia prendendo con me, invitandolo eventualmente a reclamare, per il divieto di posteggio sui marciapiedi, direttamente alle forze dell'ordine. Aggiungo inoltre che anche nel caso in cui avesse visto una moto appartenente a un volontario del Centro posteggiata sul marciapiede, avrebbe dovuto chiamare sempre le forze dell'ordine".

Artale prosegue: "Capita che lui mi risponda di non essere sbirro come me e che queste cose posso farle io ma di certo lui no. Capita che io ribadisca, sempre con molta calma, che qualora fosse stata sua intenzione offendermi non ci stava riuscendo, visto che per me l'epiteto "sbirro" non rappresentava una offesa. Mi limito ad aggiungere che continuavo a non comprendere la sua agitazione. Così gli chiedo se non fosse contento della visita del Papa in quel luogo e se non fosse contento di affacciarsi al balcone e vedere la piazza sgombra di auto, risistemata, pulita e con le aiuole fiorite. Capita che lui mi risponda che non gliene fotte niente del Papa e che io gli avevo tolto "l'identità" facendo persino cambiare nome alla piazza, aggiungendo che non solo avevo precluso l'accesso delle auto su metà marciapiede, ma che ora stavo esagerando e me ne stavo approfittando". 

A quel punto l'interlocutore di Artale, parlando dell'omicidio di padre Puglisi, avvenuto il 15 settembre del 1993 proprio davanti all'abitazione del sacerdote, inveisce contro il presidente del Centro e gli urla: "Hanno fatto bene ad ammazzarlo". "Capita che io a quel punto gli risponda urlando, così come lui aveva fatto con me sino a qual momento - racconta ancora Artale - Gli chiedo: "Quindi hanno fatto bene ad ammazzare padre Pino Puglisi? Devi darti una controllata nel parlare, devi decidere da che parte stare, dalla parte della mafia o degli "sbirri", come li chiami tu". E sempre con toni accesi gli chiedo perché queste cose non le ha dette quando la piazza pullulava di forze dell'ordine. Incalzante, continuo e gli chiedo se è capace di dire queste cose davanti agli "sbirri" e se, nel caso in cui io li avessi chiamati, lui davanti a loro, in quell'istante, avrebbe ripetuto le stesse parole che aveva appena rivolto a me - racconta ancora Artale -. Capita che lui mi risponda che avevano fatto bene ad ammazzare 'u parrinu e che lui non si spaventa di nessuno e che di tutto questo movimento a lui non gliene fotteva niente. Capita che io lo inviti a tornarsene a casa, spiegandogli che se avesse continuato con quell'atteggiamento e quel comportamento, gli sbirri, come li chiamava lui, se lo sarebbero di certo prelevato".

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"Dopo l'incontro - chiude Artale - mi sono chiesto: 'Ma dove erano le centinaia di persone che hanno esposto lenzuoli bianchi ai balconi in occasione della venuta del Papa? Come mai nessuno è sceso dalla propria abitazione per cercare di condurre alla ragione l'energumeno? Come mai, quando ho alzato lo sguardo verso le finestre e i balconi prospicienti la piazzetta, non c'era nessuno?'. Questo non deve capitare. Quei lenzuoli bianchi devono diventare lo specchio della coscienza. Non è possibile ancora oggi, dopo 25 anni dal martirio del beato Giuseppe Puglisi, trincerarsi dietro la paura di metterci la faccia, di dimostrare all'energumeno che non la pensano come lui e che la mafia non fa bene quando "ammazza" una qualsiasi persona. Non è possibile che nessuno degli abitanti di quella piazza non ripudi con fermezza il comportamento dell'energumeno".

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