Martedì, 23 Luglio 2024
Cronaca Misilmeri

Minacce sui social a una giornalista, tutti assolti tranne uno: "Sono innocente, mi hanno rubato il profilo"

Il caso di Giulio Cusimano Prestianni che vive a Misilmeri e al quale è stata inflitta una multa dal tribunale di Napoli per presunti messaggi minatori a un'inviata de "I fatti vostri" nel 2018, dopo la scomparsa di tre campani in Messico. "Non c'entro nulla con questa storia, non conosco né chi mi accusa né i miei coimputati: qualcuno ha usato i miei dati"

Nessuno la diffamò, ma uno solo degli imputati, un palermitano che vive a Misilmeri, secondo il giudice del tribunale monocratico di Napoli, l'avrebbe minacciata nella chat privata di Facebook. Per questo il processo nato dalla denuncia della giornalista Rai del programma "I fatti vostri", Claudia Marra, dopo un servizio del 2018 su tre napoletani scomparsi in Messico, si è concluso con la condanna ad una pena pecuniaria (sospesa) di mille euro, oltre al risarcimento del danno alla presunta vittima e al pagamento delle spese processuali, solo per il palermitano Giulio Cusimano Prestianni, per il quale peraltro la stessa Procura aveva chiesto l'assoluzione. I suoi coimputati, entrambi campani, Giuseppe Grieco e Luigi Berrettino (che aveva scelto l'abbreviato) per gli stessi fatti sono stati invece assolti con formula piena.

"Non sono stato io, mi hanno rubato il profilo Facebook"

Cusimano Prestianni, difeso dall'avvocato Maria Mannino, però, ha sempre sostenuto che il giorno in cui la giornalista venne aggredita attraverso il social, ossia il 27 febbraio 2018, sarebbe stato vittima del furto del suo profilo Facebook e che sarebbe stato dunque un'altra persona, mai identificata, a prendersela con Marra: lui ha sempre vissuto a Misilmeri, non era mai stato a Napoli prima del processo, non conosce i suoi coimputati e neppure la giornalista, non avrebbe avuto quindi alcun motivo di sentirsi coinvolto dalla vicenda degli scomparsi napoletani in Messico e - come afferma la sua difesa - neppure per insultare e minacciare Marra. Per questo il suo legale attende le motivazioni della sentenza per valutare il ricorso in appello.

L'intervista a "I fatti vostri" e il video sui social

La vicenda nasce da un'intervista che Marra avrebbe dovuto fare a un parente degli scomparsi nella sua casa di Napoli. Al momento della diretta, però, l'uomo avrebbe deciso di non presenziare, sostenendo di non voler "seguire il copione" della giornalista, ovvero di rispondere alle domande precedentemente concordate, e l'avrebbe minacciata, aggredita, al punto da toglierle il microfono e, filmando tutto col suo cellulare, di esporre le sue ragioni. Il video era stato poi postato su Facebook per protesta ed aveva scatenato una serie di commenti, anche poco lusinghieri nei confronti della giornalista. Alcuni pesanti insulti e minacce sarebbero stati recapitati nella chat privata di Facebook e Marra - che non ha mai denunciato il parente degli scomparsi - aveva consegnato le conversazioni minatorie alla Procura. I pm avevano poi individuato i tre imputati come autori dei messaggi. Erano stati tutti rinviati a giudizio per diffamazione a mezzo stampa e minacce, a maggio dell'anno scorso. 

Le minacce e gli insulti: "Ti buttiamo l'acido in faccia"

Berrettino, difeso dall'avvocato Massimo Viscusi, aveva scelto l'abbreviato ed era stato poi pienamente assolto "perché il fatto non sussite". Secondo la ricostruzione dell'accusa Cusimano Prestianni avrebbe scritto, tra l'altro, alla giornalista: "E' meglio che cambi lavoro, sei finita, ti buttiamo l'acido in faccia, siete a rishio tutti, non è una minaccia ma un'avvertenza, tenete gli occhi aperti", Berrettino invece che "la tua faccia di c... farà il giro del mondo, non farti mai vedere, vigliacca, ribellati, smettila di stare a pecora, serva dello Stato" e Grieco, difeso dall'avvocato Giuseppe Fenderico, "non venire più a Napoli", insultandola.

L'interrogatorio acqusito agli atti solo durante il processo

Solo per il palermitano, però, il giudice ha deciso per la condanna (con pena sospesa) a una multa di mille euro e agli altri pagamenti, che pesano non poco nella sua situazione economica, per minacce, mentre ha assolto anche lui dall'accusa di diffamazione aggravata. La difesa di Cusimano Prestianni ha rappresentato al tribunale come fosse "assurdo" che la giornalista avesse denunciato solo gli imputati e non il parente degli scomparsi, che allo stesso modo l'avrebbe offesa, minacciata e reso tutto pubblico attraverso i social. L'imputato palermitano, già durante un interrogatorio delegato ai carabinieri di Misilmeri del 28 dicembre del 2021 - che però mai era confluito tra gli atti del pm e che è stato acquisito, su richiesta dell'avvocato, soltanto a processo già iniziato - si era difeso dalle gravi accuse ed aveva spiegato di essere stato vittima del furto della sua identità su Facebook per una sfortunata coincidenza proprio il giorno in cui Marra aveva ricevuto insulti e minacce.

L'annuncio di lavoro a Napoli e il profilo hackerato

Cusimano Prestianni ha chiarito agli inquirenti di aver risposto ad un annuncio di lavoro sul social di una ditta con sede a Napoli e che quel giorno aveva trasmesso i suoi dati per ottenere il compenso dovuto. Invece si sarebbe ritrovato senza i soldi e con l'impossibilità di accedere al suo profilo Facebook. Sempre quel 27 febbraio del 2018 in cui la giornalista avrebbe ricevuto insulti e minacce da "Giulio.Cusimano.75", la suocera dell'imputato avrebbe ricevuto pesantissime offese dallo stesso profilo, tanto da chiamare la figlia e dirle che il genero avrebbe avuto problemi con Facebook. L'imputato avrebbe subito aperto un nuovo profilo per segnalare pubblicamente quanto gli stava accadendo e avrebbe pure ricevuto una mail da Facebook in cui, con tante scuse, si spiegava che un'altra persona aveva usato arbitrariamente il suo profilo e che era stato immediatamente rimosso dal social. A riprova di questa tesi, la difesa ha messo in luce come uno degli investigatori il 5 marzo 2018 avesse attestato che i messaggi denunciati da Marra e provenienti da "Giulio.cusimano.75" non erano stati rinvenuti. 

La difesa ha poi battuto sul fatto che l'imputato, da Misilmeri, non avrebbe avuto alcun motivo per interessarsi della vicenda dei napoletani scomparsi in Messico e men che meno per insultare e minacciare la giornalista. Minacce a cui, peraltro, al di là di tutto, non c'era stato comunque alcun seguito e per le quali mancherebbe dunque il dolo. Una versione dei fatti che non ha però convinto il giudice che ha deciso di condannare Cusimano Prestianni.

L'imputato: "Sono innocente e voglio giustizia"

"Sono stato assolto dalla grave accusa di diffamazione a mezzo stampa nei confronti della giornalista Claudia Marra - dice a PalermoToday Cusimano Prestianni - e di ciò non posso che essere felice, ma questa mia felicità è stata offuscata dalla condanna alla multa seppur sospesa, al risarcimento danni e al pagamento delle spese processuali per la minaccia. Tengo a precisare, come ho ribadito in questi 4 anni sia personalmente che attraverso il mio avvocaro Maria Mannino, che ha sempre creduto nella mia innocenza, che io non conosco e non conoscevo Marra. Non conosco e non conoscevo gli altri coimputati. Sono stato molto sfortunato per un'assurda coincidenza: mi hanno rubato il profilo Facebook lo stesso giorno in cui Marra ha ricevuto le minacce. Non accetto e non posso accettare questa condanna che non mi appartiene. Sono un ragazzo rispettoso delle donne e questa condanna mi pesa sia a livello psicologico che morale, ma anche a livello economico. Andrò avanti fino a quando non otterrò la giustizia che merito".

L'avvocato: "Quella minaccia non esiste, faremo appello"

L'avvocato Mannino spiega: "Il mio assistito si è trovato suo malgrado al centro di una vicenda giudiziaria che ha dell'assurdo e con connotati mediatici di non poco conto. Abbiamo lottato per dimostrare la sua totale estraneità ai fatti dimostrando come lo stesso sia stato vittima di furto di identità Facebook. Abbiamo ottenuto l'assoluzione perché il fatto non sussiste dalla grave accusa di diffamazione aggravata, ma non ci aspettavamo una condanna pecuniaria per una minaccia che non esiste. Pertanto attendiamo le motivazione della sentenza per valutare la possibilità di una nuova azione legale".

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