Miccoli: "Quel fango di Falcone", il capitano indagato per estorsione

Il "Romario del Salento" sarebbe responsabile di aver chiesto a Lauricella junior di recuperare per lui delle somme di denaro. Intercettato mentre diceva "Vediamoci davanti all'albero di quel fango di Falcone". Ingroia: "Ha il cervello nei piedi"

Miccoli con Mauro Lauricella, figlio del boss Antonio

Un Fabrizio Miccoli come non l'avremmo mai immaginato. Il capitano rosanero ha ricevuto un avviso di garanzia dalla procura di Palermo: l'accusa è di estorsione. Secondo le prime informazioni - come riporta La Repubblica - il "Romario del Salento" avrebbe commissionato al figlio del boss mafioso Antonio Lauricella, il suo amico Mauro, il recupero di alcune somme di denaro. "Quel fango di Falcone": queste le parole cantate dai due a bordo di un auto ed intercettate dagli investigatori.

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Ma quella in auto non è l'unica frase intercettata e che vede Miccoli pronunciare delle parole in contrasto con il passato, quando l'ex capitano partecipava alle partite del cuore, dedicando i propri gol a Falcone e Borsellino. "Vediamoci davanti all'albero di quel fango di Falcone", così i due si sarebbero dati appuntamento con un altro amico. L'intercettazione è stata possibile dopo che, due anni fa, gli investigatori misero sotto controllo il telefono di Mauro, con l'intento di carpire informazioni utili per risalire al padre latitante, considerato il "re della Kalsa", catturato nel 2011.

I magistrati contestano all'ex bomber rosanero l'accesso abusivo ad un sistema informatico: secondo le prime ricostruzioni, il numero 10 avrebbe convinto il gestore di un centro Tim a fornirgli quattro schede, intestate a suoi clienti, una delle quali era finita proprio nelle mani di Lauricella junior. A ciò si aggiunge la relazione oscura con Francesco Guttadauro, anche lui incensurato, nipote del superlatitante Matteo Messina Denaro e figlio di Filippo, il messaggero dei pizzini con cui comunicavano il boss ricercato e l'ex padrino di "Cosa nostra".

REAZIONI. L'ex pm della Procura di Palermo e leader di Azione civile Antonio Ingroia commenta: “Do una sola spiegazione alle dichiarazioni vaneggianti di Fabrizio Miccoli su Falcone, evidentemente ha il cervello nei piedi e non nella testa”. E agiunge: “Voglio sperare che il suo sia stato soltanto un gesto goliardico di pessimo gusto e che Miccoli non sapesse ciò che diceva, ma ho il sospetto, viste le indagini che lo stanno interessando, che invece sia entrato dentro alcuni meccanismi da cui ognuno farebbe bene a stare alla larga, soprattutto se grazie al suo lavoro di calciatore, è considerato un esempio per tanti giovani. Sono sicuro che il presidente Zamparini, sempre attento ai problemi della legalità, saprà prendere i provvedimenti più idonei".

Commentando l'episodio, il sindaco Leoluca Orlando ha dichiarato: "Chi utilizza certe espressioni dovrebbe chiedersi, come io chiedo, se sia mai stato degno di rappresentare la città di Palermo".

"Fabrizio Miccoli va radiato". Così il ministro della Funzione pubblica Gianpiero D'Alia commenta duramente le "vergognose" parole dell'ex capitano del Palermo su Giovanni Falcone. "Miccoli non può continuare a giocare perché ha tradito la fiducia di migliaia di tifosi che in lui, capitano del Palermo, hanno visto un esempio in cui identificarsi", aggiunge. "Per questa ragione, chiediamo alla Figc di intervenire pesantemente e di valutare la sua radiazione", conclude.

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Il deputato regionale del Pd Antonello Cracolici scrive su twitter: "Ho atteso una precisazione da parte di Miccoli. Il suo silenzio é sconcertante. Vada via da Palermo con l'ignominia di tutti i palermitani".

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