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Non diagnosticò un cancro: medico condannato costretto a risarcire

La vicenda risale al 2002 e coinvolge anche l'ospedale Buccheri La Ferla. La famiglia della paziente, deceduta proprio a causa del tumore alla mammella, riceverà più di 39 mila euro

Un medico dell'ospedale Buccheri La Ferla di Palermo è stato condannato dalla prima sezione civile del Tribunale di Palermo per non avere diagnosticato un tumore alla mammella a una paziente che poi, rimasta incinta, è stata costretta ad abortire scoprendo di avere il cancro durante la gravidanza. Il medico, Angela Di Palermo, e l'ospedale, dovranno risarcire 39.355,59 ai coniugi perchè, secondo i giudici, la coppia «è stata lesa nel diritto di programmare la propria esistenza, di scegliere di dare alla luce una nuova creatura nella consapevolezza della reale situazione di salute della donna e riconducibile alla condotta colposa del medico, che per imperizia ha errato la diagnosi».

La vicenda risale al 2002, quando la donna si rivolse al nosocomio per un'ecografia al seno: il medico, secondo il Tribunale, non avrebbe interpretato correttamente l'esame ecografico, omettendo di diagnosticare un carcinoma alla mammella. La sentenza di primo grado è arrivata a distanza di sette anni; durante il procedimento la donna è morta proprio a causa del tumore. Il risarcimento è stato riconosciuto alla coppia perchè «i patemi d'animo attraverso cui i coniugi giunsero alla determinazione di interrompere la gravidanza - si legge nella sentenza - non coinvolgono solo la madre, ma anche il padre, e stante la rilevanza costituzionale della famiglia quale società naturale, fondata sul matrimonio (art 29 Cost), hanno ritenuto meritevole di tutela non solo la posizione della donna ma anche quella del marito».

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