Genitori accusano: "Con un bimbo in braccio respinti di notte dalla guardia medica"

A raccontarlo la compagna del padre di un bambino di 9 anni, arrivato in via D'Azeglio con una temperatura di 34 gradi dopo 3 giorni di febbre: "Ci ha detto di andare in quella della nostra zona. Ma un medico aiuta le persone, non le butta fuori". L'Asp avvia indagine interna

L'ingresso della guardia medica di via Massimo D'Azeglio (foto archivio)

Sono andati nel cuore della notte alla guardia medica di via Massimo D'Azeglio con il loro bambino fra le braccia. Nove anni e una temperatura corporea scesa pericolosamente a 34 gradi dopo tre giorni di febbre e l'assunzione di nurofen, farmaco antipiretico. "Abbiamo aspettato 20 minuti prima che qualcuno rispondesse al citofono. Poi ci è stato chiesto di quale zona fossimo e ci è stato negato un controllo perché avremmo dovuto raggiungere la guardia medica di Partanna. E se fosse successo qualcosa? Quel medico non si sarebbe ritenuto responsabile di aver mandato via un piccolo in quelle condizioni?”.

A raccontare quanto accaduto pochi giorni fa è la compagna del padre del bambino. "Erano le 3 di notte, ci è stato consigliato dalla farmacia di turno - racconta - che era meglio fargli dare una controllata e andare intanto in guardia medica. Al pronto soccorso magari avremmo dovuto attendere ore prima di essere ricevuti. In fondo volevamo solo che gli venissero misurate pressione e saturazione, per capire se ci fossero dei campanelli d’allarme da non sottovalutare. Il mio compagno ha chiesto spiegazioni ma nulla. Un medico aiuta le persone, non le butta fuori”.

Da lì sarebbero andati in auto a Partanna, alla guardia medica turistica, dove una dottoressa li avrebbe rassicurati al termine di un primo controllo. Dopo aver scritto alla redazione di PalermoToday il padre e la sua compagna sono stati contattati dall’Asp di Palermo per chiarire ulteriormente la vicenda e valutare eventuali azioni da intraprendere. "Ieri sera - conclude - ci ha chiamato la direttrice generale Daniela Faraoni che ha voluto sapere le prime informazioni. Ora dovremo andare in sede per mettere nero su bianco quanto accaduto".

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Dall’azienda sanitaria provinciale fanno sapere: "La direzione generale ha immediatamente interpellato l’utente al fine di comprendere quanto accaduto e già nella giornata di ieri ha avviato un’attività di indagine con l’ascolto dei due medici in servizio nel presidio di continuità assistenziale di via D’Azeglio. A seguito dell’esame dei documenti e di tutti gli elementi utili, saranno assunte le conseguenti decisioni".

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