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Domenica, 5 Febbraio 2023
Cronaca Cefalù

Il Giglio sospende medico che non può vaccinarsi, il giudice: "Gli si trovi una mansione alternativa"

La professionista ha un'allergia che rende impossibile la somministrazione, ma a luglio è stata allontanata e privata dello stipendio. Il tribunale del Lavoro: "L'aspettativa non retribuita è l'extrema ratio, occorreva verificare la possibilità di farle svolgere un altro incarico". La Fp Cgil: "I datori di lavoro rispettino le norme"

Non ha fatto il vaccino, ma non per un capriccio: come certificato dal suo medico, infatti, è affetta da una grave allergia che le rende impossibile sottoporsi all'immunizzazione. La Fondazione Giglio di Cefalù, dove è impiegata da oltre 13 anni, però, anziché applicare correttamente le procedure previste dalla legge, l'ha direttamente sospesa e privata delle retribuzioni, senza neppure vagliare - come prevede la legge - la possibilità di farle fare altro, anche con una qualifica ed un salario inferiori. "Un provvedimento illegittimo", ha sancito adesso il giudice del tribunale del Lavoro di Termini Imerese, Chiara Gagliano, che ha condannato la Fondazione a reintegrare la dipendente e a versarle gli stipendi non percepiti dallo scorso luglio.

Sono state accolte le tesi degli avvocati Pietro Vizzini e Katia Vella della Fp Cgil, che difendono la lavortatice, assunta nell'ospedale di Cefalù come dirigente medico. L'ordinanza del giudice, però, non va letta come un'autorizzazione a non vaccinarsi per coloro che, invece, appartengono a categorie sottoposte per legge all'obbligo: il tribunale, infatti, precisa chiaramente che "l'accertata illegittimità del provvedimento non può, tuttavia, in alcun modo condurre alla riammissione in servizio della dipendente per lo svolgimento delle mansioni di appartenenza" perché "alla data della decisione ancora non ha adetito alla campagna vaccinale". E aggiunge: "La Fondazione dovrà assegnarle, ove possibile, mansioni, anche inferiori, diverse da quelle della propria qualifica, con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate e che, comunque non implicano rischi di diffusione del contagio, ovvero, nell'ipotesi di accertata impossibilità, potrà procedere alla sospensione (stavolta legittima) della ricorrente medesima".

La lavoratrice aveva fatto ricorso contro la Fondazione Giglio dopo che le era stata comunicata la sospensione dal servizio e dalla retribuzione a partire dal 7 luglio scorso "fino alla data di effettuazione della vaccinazione o comunque sino al 31 dicembre 2021". E questo nonostante la dirigente avesse trasmesso al datore di lavoro la certificazione medica che attestava l'incompatibilità tra la sua allergia e il vaccino contro il Covid e senza che fosse valutata un'altra mansione da farle eventualmente ricoprire prima di sospenderla.

Nell'ordinanza, il giudice, dopo aver ripercorso le norme di riferimento, sottolinea che "solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale, la vaccinazione non è obbligatoria e può essere omessa o differita" anche per chi avrebbe invece l'obbligo di sottoporvisi. E sottolinea che "è evidente che la procedura non sia stata rispettata dalla Fondazione. Ed invero, sebbene la ricorrente abbia adeguatamente documentato che la patologia di cui soffre rende altamente sconsigliabile la somministrazione del vaccino, tanto da mettere in pericolo il suo stesso stato di salute, la convenuta ha disposto la sospensione della dipendente dal lavoro e dalla retribuzione, senza effettuare alcuna valutazione in ordine ad un impiego alternativo della lavoratrice, non implicante rischi di diffusione del contagio".

Rimarca ancora il giudice che "la sospensione del lavoratore senza retribuzione costituisce infatti l'extrema ratio, di talché vi è un preciso onere del datore di lavoro di verificare l'esistenza in azienda di posizioni lavorative alternative". Mentre "il provvedimento adottato nei confronti della lavoratrice non considera, in alcun modo, l'eventualità che la stessa potesse essere distolta dalle mansioni, anche inferiori, compatibili con la tutela della salubrità dell'ambiente e della sicurezza dei pazienti della struttura" e "ne consegue dunque la sua illegittimità". 

Il tribunale ha così condannato la Fondazione "al pagamento delle retribuzioni maturate dalla data di sospensione alla data di effettiva riammissione in servizio o di legittima sospensione della prestazione lavorativa, con interessi e rivalutazione dal dovuto saldo effettivo", oltre che al pagamento delle spese di lite quantificate in 1.600 euro.

"Siamo assolutamente consapevoli dell'importanza della vaccinazione – spiegano Giovanni Cammuca, segretario generale Fp Cgil Palermo e Domenico Mirabile, segretario regionale Fp Cgil Medici - tanto da essere come sindacato in prima fila tra coloro che invocano l'obbligo vaccinale. Ma le norme oggi in vigore individuano non solo i soggetti nei confronti dei quali si applica l'obbligo vaccinale ma anche le procedure da adottare prima di arrivare alla sospensione. Abbiamo assistito nelle scorse settimane a una gara fra alcuni direttori generali di strutture sanitarie che addirittura hanno sospeso soggetti nei confronti dei quali non si applicava l'obbligo vaccinale e ci riferiamo agli amministrativi dell’Asp Palermo. Questa sentenza rappresenta una pietra miliare nella corretta applicazione della norma e ciò che non ha fatto la Fondazione Giglio non viene fatto anche da altre aziende".ù

"Speriamo – concludono Cammuca e Mirabile - che la sentenza sia di monito per tutti quei datori di lavoro che, difformemente dalla normativa vigente, hanno disposto sospensioni dal servizio. E che, in autotutela, modifichino le loro decisioni. Perché è indubbio che dover corrispondere uno stipendio senza aver svolto alcuna mansione, a causa di un provvedimento illegittimo, costituisce danno erariale. Chiederemo alla Corte dei Conti di condannare i diretti responsabili perché gli errori dei singoli non diventino costi per la collettività".

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