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Martedì, 17 Maggio 2022
Corte d'appello

Istruttore di palestra morì per un'embolia: "Non fu colpa dei medici", 3 assolti dopo 13 anni

Ribaltata in appello la sentenza per i sanitari dell'Ingrassia, che erano stati condannati a 8 mesi ciascuno per il decesso di Emilio Reforgiato, di appena 28 anni. Gli fu diagnostica un'influenza e non la patologia che lo stroncò 5 giorni dopo, il 23 novembre del 2009. Revocata la provvisionale di 20 mila euro concessa alla famiglia per i danni

Era andato al pronto soccorso dell'ospedale Ingrassia e, dopo un giorno di ricovero, era stato poi rispedito a casa con una diagnosi banale: l'influenza. Invece Emilio Reforgiato, istruttore di palestra, era morto cinque giorni dopo, ad appena 28 anni, per un'embolia polmonare. Un presunto caso di malasanità che aveva portato in primo grado alla condanna a 8 mesi ciascuno di tre medici in servizio nella struttura di corso Calatafimi. Sentenza che oggi è stata del tutto ribaltata - e nonostante il reato di omicidio colposo fosse prescritto - dalla terza sezione della Corte d'Appello.

Il collegio presieduto da Fabio Marino ha infatti deciso di assolvere Rosalba Tantillo (difesa dall'avvocato Giuseppe Di Peri), Rosanna Giaramidaro (difesa dall'avvocato Giuseppe Di Cesare) e Florinda Bascone (difesa dagli avvocati Maria Bassetti e Paolo Grillo), rivedendo dunque radicalmente il verdetto emesso dal giudice monocratico a febbraio del 2018, revocando anche i 20 mila euro di provvisionale concessi alla famiglia della vittima a titolo di risarcimento del danno.

La morte del giovane risale a ben 13 anni fa, cioè al 23 novembre del 2009. I processi sul suo caso sono stati molto complessi e sono state svolte diverse consulenze e perizie, dagli esiti contrastanti, per cercare di chiarire quale fosse la causa del decesso e l'eventuale responsabilità dei medici che, secondo la Procura, non avrebbero diagnosticato l'embolia polmonare, che avrebbe potuto essere bloccata con una semplice iniezione di eparina.

Per il tanto tempo trascorso il reato contestato alle imputate era ormai prescritto, ma Giaramidaro e Bascone avevano comunque deciso di rinunciare alla prescrizione, che i giudici avrebbero potuto comunque dichiarare. Non ravvisando invece delle colpe, hanno assolto tutte e tre nel merito.

Reforgiato si era presentato al pronto soccorso dell'Ingrassia con un forte dolore al torace e alla spalla. Era stato ricoverato per un solo giorno e poi dimesso: secondo i medici, il suo malessere sarebbe stato provocato da una sindrome influenzale. Cinque giorni dopo, però, il giovane era morto per un'embolia polmonare.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, un mese prima del decesso, il personal trainer si era fratturato un piede, circostanza che avrebbe riferito ai medici (la difesa ha però contestato questo punto), ma che non sarebbe stata appuntata nella sua cartella clinica. Per la Procura, l'immobilizzazione dell'arto con il gesso avrebbe provocato l'embolia che si era manifestata settimane dopo.

I giudici d'appello non hanno evidentemente ritenuto valida questa ricostruzione dei fatti - le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni - e per questo hanno assolto i medici.

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