Cronaca

Le confessioni dell'ex manager della sanità: "Il politico amico, le buste scambiate e le tangenti"

Depositati i verbali di Fabio Damiani, ex direttore dell'Asp di Trapani e responsabile della Centrale unica per gli appalti sotto processo dopo l'inchiesta "Sorella Sanità". Ha deciso di collaborare con i pm e svela i retroscena dei patti corruttivi. Dagli incontri segreti ai soldi incassati col bancomat

Il politico amico, la busta sostituita per favorire un'azienda al posto di un'altra in una gara, le mazzette e gli accordi segreti. "Ho intenzione di dire la verità e ammetto i fatti che mi sono contestati", così dice l'ex direttore dell'Asp di Trapani, nonché responsabile della Centrale unica per l'affidamento degli appalti, Fabio Damiani, a processo per il presunto giro di tangenti su appalti per circa 600 milioni al centro dell'inchiesta della guardia di finanza "Sorella Sanità", coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis. Proprio nel giudizio che si sta svolgendo a carico di quasi tutti gli imputati con l'abbreviato, davanti al gup Clelia Maltese, sono stati depositati i suoi verbali del 20 e del 26 novembre scorsi. Quelli in cui ha risposto alle domande dei sostituti Giacomo Brandini e Giovanni Antoci, dopo aver preannunciato con una lettera di voler collaborare. E sono tanti gli omissis, segno che si stanno certamento sviluppando altri spunti investigativi.

I rapporti con il faccendiere "pentito"

Prima di tutto Damiani chiarisce i suoi rapporti con un altro "pentito", il faccendiere Salvatore Manganaro: "Lo conosco dal 2012, in quel periodo era agente della Malvestio, che aveva rapporti di fornitura con l'Asp di Palermo per arredi ospedalieri. Ebbe con me un approccio aggressivo, perché mi voleva vicino e poi spesso mi invitava fuori a cena. Era una persona 'vulcanica' - dice Damiani - pronta a cogliere ogni occasione e aveva anche delle imprese proprie, come la Dafne, che era destinataria di ordinativi dall'Asp, divenne anche agente della Givas, sempre nel settore degli arredi ospedalieri. Mi parlò anche del Trust che a un certo punto ideò per proteggere le proprie iniziative economiche".

Gli incontri segreti

Manganaro "era molto inviso ai suoi concorrenti che considerava come nemici e ho avuto modo di constatare che non era ben voluto. I nostri rapporti, per sua indicazione e pur essendo molto stretti, erano coltivati in segreto", afferma Damiani. Ovvero in luoghi "che lui mi indicava, spesso fuori Palermo o nell'ufficio che aveva affittato in via Principe di Villafranca o a casa sua. Negli ultimi tempi aveva avuto sentore di essere controllato". Durante questi incontri "discutevamo anche di questioni giuridiche, come quella famosa sugli oneri di sicurezza della gara Siram". Damiani aggiunge che Manganaro "era solito evitare di gestire i propri affari a Palermo per l'inimicizia generata nella concorrenza". Damiani specifca poi che Manganaro "all'inizio era ai margini come imprenditore, era posto ai margini dagli stessi colleghi che invece frequentavano assiduamente gli uffici dell'Asp e che ne parlavano sempre male. All'inizio era sostanzialmente un agente per conto di altre ditte, poi negli anni le cose per lui sono cambiate, ha creato un ufficio e ha iniziato ad avere collaboratori".

L'appalto alla Siram e l'interrogazione parlamentare

"Per la manutenzione energetica - dice Damiani - volevo attingere al soggetto già individuato da Consip, cioè Cofely, che era sponsorizzata da omissis, che venne a parlarmene. Non ero in rotta con il direttore generale Antonino Candela (anche lui a processo, ndr) e gliene parlai, capii che Candela non andava d'accordo con omissis, che ha insistito perché facessi una gara autonoma. Con l'ausilio del Rup, copiando una precedente gara d'appalto energetico fatta dall'ospedale Civico, assecondando la volontà del direttore generale, bandimmo la gara di cui poi è risultata aggiudicataria la Siram". Una scelta che ebbe anche risvolti politici: "Omissis propose un'interrogazione parlamentare sul fatto che si era proceduto con una gara autonoma piuttosto che attingere all'impresa individuata da Consip, la gara comunque proseguì secondo i desiderata di Candela".

Le mazzette in cambio dell'aggiudicazione

Damiani chiarisce poi che "in realtà Manganaro, rispetto a questa gara, mi aveva riferito di avere già accordi con la ditta concorrente Cpl Concordia, ma poi fu interessata da uno scandalo giudiziario e si ritirò. Poi mi disse di essere in trattativa con i rappresentanti della Siram e di avere delle prospettive di accordo con Crescenzo De Stasio (a processo pure lui, ndr) e con omissis, le intese raggiunte con questi soggetti erano sia in termini economici che di creazione di opportunità lavorative. Manganaro sarebbe stato destinatario di somme di denaro e di subappalti dai quali avrebbe ricavato tra un milione e un milione e 200 mila euro. Anch'io ero destinatario di parte delle somme che avrebbe incamerato in caso di aggiudicazione dell'appalto a Siram".

"In realtà l'azienda andava esclusa"

Damiani spiega poi che "dopo l'uscita di Cpl Concordia anche un altro dei 4 concorrenti si ritirò, rimasero Siram e Cns". Si ritenne che l'offerta migliore fosse quella della prima. Ma poi arrivò un inghippo, quello "della mancanza dell'indicazione degli oneri di sicurezza dell'offerta Siram" e, dice Damiani "prendemmo tempo" e si scelse di seguire la "giurisprudenza del Cga" anche se "secondo il Consiglio di Stato Siram sarebbe stata da escludere". Cns fece poi inutilmente ricorso al Tar.

La determina per fare incassare oltre un milione di euro

Damiani racconta poi della determina per favorire Siram: "Gli interlocutori di Siram erano Angelo Montisanti e Li Sacchi e dopo un paio d'anni dall'inizio dell'esecuzione dell'appalto, Siram si lamentava dei bassissimi margini di ricavo, perché la maggior parte delle somme erogate dall'Asp erano impegnate per il pagamento di bollette, volturate alla stessa Siram. Si decise di provvedere con determina ad attingere circa 1,2 milioni annui destinati a spese imprevedibili, in un'unica soluzione. La determina aveva il vantaggio per l'azienda di pospettare una programmazione di efficientamento del servizio energetico dell'Asp e creava occasioni di lavoro per Manganaro e i suoi collaboratori. Io suggerii 3 o 4 interventi, gli altri sono stati stabiliti da Manganaro".

"Ho preso circa 60 mila euro da Manganaro"

Damiani nega poi di aver ricevuto 10 mila euo al mese da Manganaro per i suoi servigi: "Non è vero, mi ha messo a disposizione due bancomat, dai quali prelevavo delle somme che non so indicare con precisione. Da Manganaro ho ricevuto circa 60 mila euro, compresi i 37 mila euro ricevuti il 4 dicembre 2018 (che aveva già confessato ndr). Con riferimento all'appalto Siram i patti con Manganaro prevedevano il pagamento a mio favore di 100 mila euro per l'aggiudicazione. In seguito avrei avuto ulteriori guadagni dalle somme che Manganaro avrebbe incamerato pari a un milione/un milione e 200 mila euro attraverso l'affidamento dei lavori".

Le pressioni per fare la determina

Damiani chiarisce meglio la vicenda della determina nel successivo verbale del 26 novembre: "Furono Manganaro e i rappresentanti di Siram, in particolare Montisanti con il Rup a proporre di impegnare la somma di circa un milione e 200 mila euro per gli interventi non prevedibili. L'esigenza di ampliare gli impegni dell'Asp in termini economici nei confronti di Siram fu rappresentata da Montisanti e De Stasio, per questa ragione fu fatta la determina. Da quanto mi diceva Manganaro poi anche il Rup avrebbe trovato un vantaggio economico da questo accordo". E aggiunge: "Mi chiamarono quando poi andai a Trapani per capire se potevo influire sul nuovo assetto dirigenziale dell'Asp di Palermo".

"Quell'imprenditore mente"

Damiani smentisce poi l'imprenditore Salvatore Navarra della Pfe Spa, pur lui sotto processo: "Navarra era in contatto con Manganaro fino dalle prime edizioni e per il tramite dei suoi collaboratori arrivò a propormi un capitolato da utilizzare come base d'asta delle precedenti gare, cosa che io non avevo accettato. Manganaro in accordo con Navarra mi indicò omissis come persona che mi avrebbe potuto aiutare nel redigere il capitolato e io lo nominai consulente con questo scopo, omissis era in contatto con Manganaro e quest'ultimo mi mise in contatto con lui".

L'aiuto dell'importante politico

Poi Damiani aggiunge che "Navarra mi ha aiutato anche per accedere alla direzione della Cuc, in quanto avevano dei problemi sulle nomine di alcuni direttori generali dell'amministrazione regionale e anche la mia candidatura era sospesa". E spiega: "Navarra tramite Manganaro, mi fece sapere che un importante politico avrebbe potuto aiutarmi. Lo incontrai e questo politico mi confermò di avere un ottimo rapporto con Navarra e che lui gli aveva chiesto di intervenire in mio favore. Con questo politico poi ho continuato ad avere buoni rapporti in un'occasione in cui aveva organizzato un evento al ristorante le Mura di Mondello, il politico mi confermò che Navarra aveva pagato la quota di partecipazione per me, mia moglie e una coppia di nostri amici".

Lo scambio delle buste nella cassaforte

Damiani riferisce poi dei retroscena dell'appalto affidato alla Tecnologie sanitarie di Francesco Zanzi, in particolare del cambio di una busta: "Il cambio della busta è avvenuto, misi Manganaro nelle condizioni di farlo. Una sera lo accompagnai in Asp e gli feci vedere dove era la chiave della cassaforte e quali erano i plichi dove erano contenute le offerte. Poi lui in almeno altre due occasioni si è recato in Asp, mi ha detto con altre persone e pima ha sottratto la busta poi l'ha sostituita. Quando noi membri della commissione aprimmo il plico e le buste delle offerte - dice Damiani - non notammo niente e le buste recavano le firme che sembravano quelle apposte al momento dell'apertura dei plichi con le offerte".

Il patto e le tangenti

Spiega infine quali fossero i contorni del patto: "L'accordo di Manganaro con Zanzi per questa gara prevedeva correponsioni di somme all'aggiudicazione, alla sottoscrizione del contratto e alla consegna dei lavori. Una parte di queste somme era destinata a me, con riferimento alla gara Cuc vi era un piano di Manganaro e omissis perché poi Ebm si ritirasse, essendo stata acquisita da Althea. Manganaro aveva accordi anche con questi soggetti, ma di questi accordi io non ero parte e non si è parlato di compensi, che avrei ricevuto solo da Tecnologie Sanitarie. Vi era anche un accordo tra Higea e Tecnologie Sanitarie per cui alla fine dell'aggiudicazione a Tecnologie sanitarie è dipesa dal ritiro di Ebm".
 

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