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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca

Mazzette per diventare pompieri o poliziotti, il ruolo dei palermitani e il "libro mastro" dei raccomandati

Le intercettazioni dell'inchiesta sui presunti concorsi truccati. L'alcamese Giuseppe Pipitone avrebbe brigato per fare entrare nei vigili del fuoco un giovane in cambio di 500 euro, ma avrebbe anche tenuto i contatti con un sindacalista per far superare le prove ad un aspirante agente. Insoddisfatto del "regalino", diceva: "Per lui mi sono pure prostituito..."

Sono due i palermitani coinvolti nell'inchiesta sui presunti concorsi truccati per entrare nei vigili del fuoco ed in polizia. Uno è un giovane candidato (per il quale la Procura aveva chiesto una misura cautelare che il gip ha deciso invece di non applicare) e l'altro è un poliziotto, peraltro segretario nazionale prima del sindacato Uisp (Unione italiana sindacati poliziotti), dal quale era stato espulso nel 2018 perché ricopriva la stessa carica con un'altra sigla, il Movimento dei poliziotti democratici e riformisti. 

Il ruolo dei due palermitani

Secondo la ricostruzione della Procura di Trapani, il primo indagato avrebbe versato 500 euro al personaggio chiave dell'inchiesta, l'alcamese Giuseppe Pipitone, direttore ginnico sportivo dei vigili del fuoco e membro di una delle commissioni esaminatrici, proprio per entrare nel Corpo; il poliziotto avrebbe invece mediato - facendo pressioni su personalità romane non meglio identificate - al fine di far superare la prova ad un altro indagato, Francesco Renda (finito come Pipitone agli arresti domiciliari) che avrebbe potuto persino scegliere la città in cui fare il corso di formazione (non Vibo Valentia, ma Alessandria), in cambio di 5 mila euro che sarebbero stati intascati da Pipitone. L'agente fino ad oggi era in servizio in un commissariato di Torino.

"L'amico mio..."

Nel cellulare di Pipitone è stato trovato il numero di Costantini, inserito in rubrica come "Dr. Vittorio Costantini Pa", ed è lui a parlarne come "l'amico mio". Tra i due, secondo l'accusa, vi sarebbe stato uno scambio di messaggi Whatsapp (nelle foto) legati al percorso di Renda nell'ambito delle prove per la selezione di 1.148 agenti di polizia, bandita a maggio 2017. Concorso che l'indagato aveva superato con successo, piazzandosi al posto 837 della graduatoria. Pipitone avrebbe ricordato a Costantini di intervenire alla vigilia della visita psicologica e di altri test. Cose che per gli inquirenti Costantini avrebbe fatto. Secondo il giudice, tuttavia, mancherebbe la prova che il sindacalista - sottoposto all'obbligo di dimora e sospeso per sei mesi dal lavoro - fosse al corrente della presunta tangente versata da Renda a Pipitone ma "esistono allo stato elementi per potere ritenere altamente probabile che, grazie all'illecita intermediazione di Costantini con uno o più membri della commissione esaminatrice, Renda riuscì ad ottenere un posto in graduatoria tale da garantirgli la successiva assunzione nelle fila della polizia".

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"L'ho raccomandato io personalmente..."

E' Pipitone a parlare dei presunti favori fatti a Renda, per i quali a suo dire non sarebbe stato neppure ricompensato adeguatamente: "Non lo conoscevo nemmeno, suo cognato me l'ha portato e mi hanno messo alle strette, tipo che volevano essere sicuri che ce la facevamo, che avevano la garanzia che superava il concorso ma... io sono dovuto andare a Roma e avere garanzie, cioè minchia ho fatto cose che si fanno solo per i figli!", diceva Pipitone. E ancora: "Non solo l'ho raccomandato a Roma, sono andato a Roma, 4 giorni di ferie per stare dietro a lui e impostare tutto, è entrato lì per amicizia mia personale, quindi si può dire che l'ho sistemato io dentro la polizia... Andando a Roma e prendendomi 4 giorni di ferie che tolgo alla mia famiglia e li dedico a lui, rischio di vita che se cade l'aereo muoio, ho fatto il miserabile, a girare a destra e sinistra, andare dietro a questi personaggi per impostare la raccomandazione per lui entrare in polizia... l'ho raccomandato io personalmente...".

"Lui mi doveva fare un regalo di 5-6 mila euro, gli ho sistemato il figlio"

Poi faceva anche riferimento a Costantini: "L'amico mio (cioè Costantini, ndr) piglia e mi dice 'dopodomani esce l'assegnazione e ti faccio sapere, vediamo se lo possiamo spostare là', minchia l'ha spostato ad Alessandria da Vibo Valentia e l'acconento pure dove deve andare a fare per 8 mesi il corso di polizia, l'indomani della cena, quando lui mi ha dato il regalino...". Regalino ritenuto davvero insoddisfacente da Pipitone, che se la prendeva infatti con il padre di Renda: "Se lui aveva i coglioni doveva valutare, a dire 1500 è il suo lavoro e altri 1.500 gli voglio dare per tutto quello che ha fatto per mio figlio, che poi non sono niente!" e "già anche se mi dava 3 mila euro erano pochi, 1.500 me li sono sudati per il mio lavoro e 1.500 era un regalo del cazzo, lui se aveva i coglioni di quelli giusti mi doveva fare un regalo di 5-6 mila euro... gli ho sistemato il figlio per tutta la vita, per fare entrare ad uno così ma chi cazzo è che ha tutte queste amicizie".

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"Mi sono anche prostituito..."

Proseguiva l'invettiva contro il padre del candidato:  "Ho mobilitato pezzi grossi dentro la polizia e mi sono messo anche a disposizione perché ero di commissione e gli ho detto che se avete qualche amico che sta facendo il concorso vigile del fuoco io sono disponibile, cioè mi sono anche prostituito e poi l'ultimo per ricevere solo una pacchetta sulla spalla? Nemmeno il regalino mi ha fatto... La prossima volta amici o senza amici patto prima e amicizia lunga, se ti conviene io faccio così, se non ti conviene ti vai a cercare da un'altra parte, punto!".

I 500 euro per entrare nei vigli del fuoro e il libro mastro

Il nome dell'altro palermitano indagato spunta invece in una sorta di libro mastro dei raccomandati, un foglio A4 (nella foto) ritrovato a casa di Pipitone, durante una perquisizione avvenuta il 29 maggio del 2019. Oltre al "pizzino", gli investigatori avevano trovato una busta gialla con 7.200 euro in contanti. Il giovane, considerato un "fedelissimo di Pipitone", avrebbe versato 500 euro per superare il concorso per 250 posti da vigile del fuoco dell'ottobre del 2016. La presunta tangente pagata sarebbe molto più bassa di quelle corriposte a Pipitone, ma per la Procura "riscontra l'ipotesi investigativa nella misura in cui esclude che Pipitone ricevesse denaro dai candidati solo a copertura delle spese 'vive' (come si sarebbe giustificato l'indagato, ndr), poiché le somme annotate e pattuite ammontavano a diverse migliaia di euro (...) Pare invece molto verosimile che la somma pattuita con lui fosse il frutto di un prezzo particolare in favore di un soggetto a lui vicino".

"Se sei amico non devi tradire..."

Il palermitano indagato avrebbe anche cercato di fare pressioni su un altro candidato che, invece, si sarebbe rifiutato di dare soldi a Pipitone, cosa che lo avrebbe molto indispettito: "Il papà e il figlio, telefonate messaggi, chat e cose, io ho smobilitato mezzo mondo dal ministero, ho praticamente disturbato un prefetto, gli ho fatto cambiare la data di esame, ora ha vinto il concorso in polizia, se ne è andato a fare l'esame e nemmeno mi ha detto niente, quest'altro bastardo, ed ero no incazzato, di più!". Per questo avrebbe chiesto al palermitano di intervenire: "Devi parlare con lui? Perché è anche una mancanza di rispetto nei vostri confronti, non è corretto che lui ha avuto il materiale a gratis mentre... Lui si sente furbo, il fatto che abbia vinto il concorso lì dice 'a me cosa mi può fare?'. Vedete se riuscite a risolverla tra voi, gli dici: 'Questa è una mancanza di rispetto nei nostri confronti, bello amico che sei, se sei amico non devi tradire...'". E il palermitano replicava: "E ora non si fa vedere più nessuno, no riconoscenza, questa è la riconoscenza...".

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