Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

"Senza muscoli più rischi di sviluppare complicanze Covid": l'indagine Unipa

Lo studio al quale ha collaborato l'ateneo di Palermo: un fisico allenato ci mantiene in buona salute e ci protegge da diverse patologie, al contrario una massa muscolare ridotta potrebbe aumentare il rischio di complicanze nei malati di Coronavirus

Sembrerà ormai banale ribadire come l'attività fisica faccia bene alla salute di corpo e mente, i benefici del mantenersi regolarmente in movimento sono molteplici: lo sport infatti aiuta a mantenere un peso corporeo sano, abbassa la pressione sanguigna, diminuisce il rischio di malattie cardiache, riduce il rischio di diabete di tipo 2, riduce il rischio di alcuni tipi di cancro, aumenta la funzione e la forza muscolare, migliora la salute e la forza delle ossa e tanto altro ancora.

E' soprattutto in questi ultimi anni che è stata raggiunta una maggiore consapevolezza sui benefici dell'attività fisica sulla salute, sempre molte più persone prestano attenzione a quest'ultima, correlata ad una sana e corretta alimentazione. Insomma, praticare sport non solo migliora la qualità della vita, ma può addirittura allungarla. Secondo una recentissima indagine tutta italiana, poi, praticare attività motoria ed avere una massa muscolare ben sviluppata ci protegge dalle complicanze derivate dal Covid-19. Lo dice uno studio al quale ha collaborato l'università palermitana.

L'indagine

E se avere un fisico allenato ci mantiene in buona salute e ci protegge da diverse patologie, al contrario una massa muscolare ridotta potrebbe aumentare il rischio di complicanze nei malati di Coronavirus: a dimostrarlo l'indagine coordinata dall'Irccs Galeazzi e dall'Irccs Policlinico San Donato di Milano. Lo studio, pubblicato su 'Radiology', è stato condotto con l'azienda ospedaliero-universitaria Maggiore della Carità di Novara, l'Asst Grande ospedale metropolitano Niguarda di Milano, la Fondazione Poliambulanza Istituto ospedaliero di Brescia, l'Istituto europeo di oncologia-Ieo di Milano e l'ospedale di Cento (Ferrara) e in collaborazione con l'università di Palermo, con l'università Statale di Milano, e l'università del Piemonte Orientale.

I dati sono stati raccolti dal 21 febbraio al 30 aprile 2020 e come leggiamo su Adnkronos, "l'obiettivo della ricerca - spiegano da UniMi e Gruppo San Donato - era stabilire quanto la ridotta massa muscolare fosse predittiva di decorso clinico sfavorevole nei pazienti Covid ricoverati nei reparti ordinari o in terapia intensiva, nel corso della prima ondata pandemica. Nello studio retrospettivo sono stati inclusi 552 pazienti di cui 364 uomini, con età media di 65 anni. L'analisi si è basata su un modello statistico che ha incrociato le informazioni relative allo stato della muscolatura paravertebrale, ottenute tramite Tac toracica eseguita all'ingresso del paziente in ospedale per verificare la presenza di polmonite, con alcuni dati fisici e clinici di ciascun paziente. E' stata osservata "un'associazione significativa tra la ridotta massa muscolare e l'insorgenza di complicanze da Covid".

I risultati

"'L'analisi ha preso in esame età, sesso, indice di massa corporea, estensione della polmonite, stato muscolare, eventuali malattie concomitanti broncopolmonari, cardiovascolari, neurologiche e oncologiche, diabete, insufficienza renale e indici derivati dagli esami di laboratorio. Lo stato muscolare deficitario si è rivelato "un forte predittore indipendente sia del ricovero in terapia intensiva sia del decesso" '.

Dunque, come sottolineano i ricercatori, 'è noto come una ridotta massa muscolare rappresenti un fattore prognostico negativo in molte patologie, in particolare in ambito oncologico. Ora è stato dimostrato che questa associazione sfavorevole si verifica anche nei malati Covid-19'.

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