Maresco contro Rai Cinema: "Mi vogliono censurare, sono pronto a fare causa"

Ad annunciarlo lo stesso regista palermitano. Al centro della polemica la decisione di ritirare il logo dalla pellicola "La mafia non è più quella di una volta" per la "stilettata" al presidente della Repubblica per il suo silenzio sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia

Da sinistra Antonio Ingroia, Franco Maresco e Letizia Battaglia

Franco Maresco minaccia di fare causa a Rai Cinema per la decisione della consociata Rai di ritirare il logo dal suo film “La mafia non è più quella di una volta” presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2019, dove si è aggiudicato il Premio speciale della giuria, e uscito nelle sale il 12 settembre scorso. La conferenza di del regista palermitano si è tenuta nella sua città ma è stata trasmessa anche su Facebook, alla vigilia della programmazione del film sulla piattaforma MioCinema. "In qualsiasi altra parte del mondo - ha detto l'avvocato di Maresco, Antonio Ingroia - sarebbe impensabile quello che è accaduto. Ci sarebbero state delle reazioni a questo intervento tecnicamente censorio. La Rai si comporta come una madre che non vuole riconoscere il figlio". Il film, già in occasione della presentazione veneziana agitò le acque del Lido, perché si chiude con una “stilettata” al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il film, una docufiction nello stile dei precedenti lavori del regista palermitano, che ruota intorno alla fatica che ancora molti palermitani fanno a dichiarare la loro distanza dalla mafia e all'omertà che regna sovrana, nel dare conto ad un certo punto della sentenza del processo sulla cosiddetta “trattativa” Stato-mafia, sottolinea il silenzio sull'argomento del capo dello Stato. Questo silenzio diventa poi oggetto di un'intervista di Maresco al protagonista del film, lo stravagante organizzatore di feste di piazza Ciccio Mira, al quale il regista chiede se sia d'accordo con il silenzio di Mattarella. La risposta è positiva e la spiegazione di Mira è che "i palermitani ce l'hanno nel Dna il silenzio". In occasione della presentazione veneziana, a chiudere la polemica arrivò anche un comunicato del consigliere per la stampa e la comunicazione del Presidente della Repubblica che sottolineava: "Tra le cose che il Presidente della Repubblica non può fare vi è, ovviamente, quella di commentare i processi e le sentenze della Magistratura".

Il link della conferenza integrale | Video

Rai Cinema spiegò poi la sua decisione con il fatto che il film conteneva elementi non prospettati e non condivisi in fase progettuale. Ma oggi Maresco, accompagnato dall'avvocato Antonio Ingroia, dice di non comprendere la decisione che "danneggia il film". Il regista ha sottolineato che l'unica reazione al film da parte del Quirinale è stato sottolineare "che le sentenze non si commentano" ma - ha aggiunto "nessuno ha mai detto che questo film mancava di rispetto al presidente della Repubblica. Solo il dottor Del Brocco (Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema, ndr) ha deciso che questo film non può passare". In ballo c'è infatti non solo il logo della Rai sulla pellicola ma anche il passaggio sulle reti Rai del film, dopo lo sfruttamento in sala e sulle piattaforme a pagamento. "Censurare questo film significa cancellare 35 anni di storia del mio cinema, in cui anche con Rai Cinema ho raccontato cose ben più forti. Ma Del Brocco dov'era in quegli anni?", ha chiesto il regista. Maresco ha rivendicato il suo lavoro di regista che propone una "visione grottesca" della realtà. "Io non faccio il giornalista d'inchiesta", ha sottolineato.

Il regista ha quindi chiesto alla Rai di "tornare sui suoi passi", "sennò - ha aggiunto - io non mi fermerò". Tre le azioni prospettate dall'avvocato Ingroia: "La richiesta di intervento da parte della commissione di Vigilanza Rai, che potrebbe agire anche motu proprio, o un'azione legale civile e/o penale". Infine, Maresco si è rivolto allo stesso presidente della Repubblica: "Ma mi rivolgo direttamente a Mattarella, pietra dello scandalo involontaria di questo film. Mi rivolgo a lui per chiedere alla Rai il rispetto dell'articolo 21 della Costituzione di cui è garante". (Fonte: Adnkronos)
 

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