Cade per un marciapiede rotto, il Comune e la Rap condannati a pagare oltre 90 mila euro

I fatti sono avvenuti in via Ruggero Loria, zona Montepellegrino, nel 2015. Il pericolo non era segnalato e la donna, che all'epoca aveva 67 anni, riportò un’invalidità parziale: dovrà essere risarcita con 83 mila euro e oltre 10 mila di spese legali

Un marciapiede dissestato - Foto d'archivio

Un marciapiede dissestato, una buca, la pavimentazione danneggiata. E una caduta che lascia il segno, con una inabilità temporanea assoluta di 90 giorni, una serie di conseguenze fisiche che si sono trascinate per altri 7 mesi e un danno biologico permanente pari al 24% dell’integrità psico-fisica totale. Un incidente che difficilmente potrà dimenticare A.C., palermitana di 73 anni (67 all’epoca dei fatti) e che ora costerà caro al Comune di Palermo e alla Rap, condannati a pagare oltre 90 mila euro tra risarcimento del danno e spese legali.

VITALE_PALMIGIANO-2La vicenda risale al 14 aprile del 2015 quando la povera malcapitata, dopo essere scesa dall’auto del marito in via Ruggero Loria, vicino a via Montalbo, in zona Montepellegrino, è inciampata a causa di un marciapiede dissestato e non segnalato. Una caduta rovinosa che le provocò diverse conseguenze, tra cui un trauma della colonna con frattura della dodicesima vertebra, una contusione alla spalla destra e altri traumi al ginocchio e alla caviglia sinistra. “La situazione di dissesto – spiega l’avvocato Alessandro Palmigiano, che ha assistito la signora insieme al collega Mattia Vitale – non solo era evidente, ma come è emerso dalle testimonianze raccolte e dalla relazione della polizia municipale, il pericolo non era segnalato”. Tuttavia, considerata l’ora in cui è avvenuto l’incidente (erano le 13), le condizioni di visibilità ottimali e il fatto che la malcapitata camminava a piedi, lentamente, e quindi avrebbe avuto il tempo di accorgersi del pericolo, il giudice della Terza sezione civile del Tribunale di Palermo, Monica Montante, ha riconosciuto alla signora un concorso di responsabilità del 20 per cento e ha condannato il Comune e la Rap a risarcire con oltre 83 mila euro la donna, oltre a farsi carico di oltre 10 mila euro delle spese processuali e di consulenza tecnica.

Nel calcolare l’importo il giudice ha messo insieme tabelle e parametri che tengono conto dell’età della donna all’epoca dell’incidente, dei danni patrimoniali e non patrimoniali e dei mesi di convalescenza: in totale, 81.935 euro per l’invalidità e 18.375 euro per l’inabilità temporanea, quantificata in 98 euro al giorno per 187 giorni. Alla fine, alla signora sono stati riconosciuti circa 83 mila euro (il danno calcolato dal giudice, 100.310 euro, ridotto del 20% ai quali sono stati sommati 2.826 euro di spese sanitarie) e 10.571 euro di spese legali e consulenze.

C’è un altro aspetto interessante nella sentenza che riguarda i soggetti chiamati a risarcire. Il giudice ha infatti accolto la domanda di manleva formulata dal Comune nei confronti della Rap (che peraltro non si è costituita in giudizio nonostante sia stata chiamata in garanzia), in forza dell’art. 11 del contratto di servizio del 6 agosto 2014, che attribuisce alla società ogni responsabilità in ordine ai danni direttamente conseguenti all’omessa o incompleta manutenzione della rete stradale comunale. In questo modo, il Comune dovrà pagare il risarcimento ma potrà “rivalersi” sulla Rap. “Questa sentenza – commenta l’avvocato Palmigiano – ribadisce una serie di principii fondamentali, come il diritto inviolabile della salute, ma anche il concetto di responsabilità. Infatti, come espressamente chiarito dalla Cassazione, l’eventuale affidamento a soggetti terzi dei compiti di manutenzione delle strade non può sottrarre al Comune proprietario la sorveglianza ed il controllo sulle strade medesime, e quindi esonerarlo dalla responsabilità da custodia”.

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