Nuovo sciopero dei dipendenti regionali, sit in davanti all'Ars

A proclamare lo sciopero, dopo il fallimento della trattativa all'Aran, sono state le segreterie regionali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Cobas/Codire, Sadirs, Ugl Siad e Dirsi. Annunciati disagi in tutti gli uffici pubblici

I regionali protestano davanti a Palazzo dei Normanni

Mentre l'Ars si prepara a una lunga maratona per l'approvazione della finanziaria prima che scada l'esercizio provvisorio, i lavoratori tornano in piazza. Oggi è previsto lo sciopero generale dei dipendenti regionali siciliani contro le misure del governo su contratti, pensioni e assetti organizzativi del personale. (GUARDA IL VIDEO)

A proclamare lo sciopero, dopo il fallimento della trattativa all'Aran, sono state le segreterie regionali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Cobas/Codire, Sadirs, Ugl Siad e Dirsi. Annunciati disagi in tutti gli uffici pubblici e negli enti regionali.  "I regionali - accusano nel documento sindacale confederali e autonomi - sono diventati un utile strumento per nascondere l'inadeguatezza del governo e della politica. Si toccano diritti maturati condizionando l'opinione pubblica con menzogne quotidiane. La stragrande maggioranza dei dipendenti regionali ha stipendi che vanno da mille a mille e cinquecento euro, altro che privilegi".

Due le manifestazioni in programma dopo che il crollo del ponte Himera sulla A19 ha reso difficili i collegamenti nell'Isola. A Palermo a partire dalle 9,30, è in programma un concentramento e un presidio dei lavoratori in piazza del Parlamento. A Catania, invece, alla stessa ora i lavoratori della Sicilia orientale si incontreranno davanti alla Prefettura per muoversi in corteo fino al Palazzo della Regione.

In piazza anche 22 lavoratori della Ciem, società partecipata della Regione, che hanno ricevuto la lettera di licenziamento. Assieme a loro una rappresentanza delle altre due società Lavoro Sicilia e Terme di Sciacca. "Non siamo di fronte alla questua del nuovo millennio - spiega Mimma Calabrò della Fisascat Cisl - ma ad un accorato appello che i lavoratori rivolgono alla classe politica. Dopo dodici o addirittura 15 anni di lavoro si è ritenuto opportuno mettere da parte professionalità ormai formate nelle attività di supporto alle imprese. Non si capisce perchènon sia possibile acquisirle nelle altre società mantenute in vita".

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