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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca

Manifestanti contro l'abolizione del Reddito: "In Sicilia non si può vivere con 300 euro al mese, dateci un lavoro"

Gli organizzatori: "Le modifiche al sussidio che hanno portato all’Assegno di inclusione non sufficienti per andare avanti dignitosamente". Una delegazione è stata ricevuta in Prefettura

"I disoccupati meritano rispetto". Esponendo in testa al corteo questo striscione, un gruppo di percettori di reddito di cittadinanza ha manifestato davanti alla Prefettura, in via Cavour, contro l’abolizione della misura e per rivendicare lavoro e dignità per migliaia di famiglie che al momento vivono grazie al sussidio.  

I disoccupati sottolineano come, alla modifica della misura e al conseguente taglio al sussidio, che ha colpito in particolar modo la Sicilia, non si sia accompagnata alcuna garanzia occupazionale nei confronti di chi, in questi anni, è riuscito ad arrivare a fine mese solo grazie al reddito di cittadinanza. "Le modifiche al sussidio che hanno portato all’Assegno di inclusione - afferma Davide Grasso, tra gli organizzatori della protesta - stanno facendo sì che migliaia di siciliani si ritrovino a vivere solamente con 300 euro al mese, sicuramente non sufficienti per andare avanti dignitosamente. Per quanto si tratti di una riforma nazionale, la situazione in Sicilia è particolarmente difficile: migliaia di famiglie e singoli qui vivono grazie al reddito e non c’è lavoro con cui sostituire la misura. Così, chi fino ad oggi viveva col Reddito, domani sarà costretto a tornare a lavorare in nero e per pochi spicci. Questo governo ci dice che non bisogna vivere di sussidi e si deve andare a lavorare: noi siamo d’accordo. Ma il lavoro dov’è?". 

I manifestanti hanno ottenuto un incontro di una loro delegazione in Prefettura alle 11, per portare le loro istanze all’attenzione del governo nazionale.  "Da mesi - aggiunge Tony Guarino, altro portavoce del gruppo - organizziamo banchetti, manifestazioni, sit-in e momenti di protesta per far sentire la voce di tutti quei siciliani che questo governo sta lasciando in mezzo a una strada. Non possiamo accettare che persone che guadagnano migliaia di euro al mese ci vengano a chiamare parassiti e ad addossare le colpe di un sistema che non funziona per colpa loro. Continueremo a lottare finché giustizia sociale non sarà fatta e anche dopo l’incontro di oggi non ci fermeremo".

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