Cronaca Libertà / Via della Libertà

Futuro ex Pip appeso a un filo, migliaia in strada: corteo da via Libertà alla Prefettura

Come annunciato dai sindacati prosegue la mobilitazione. Sono scaduti i 60 giorni concessi da una norma per transitare nell'ente regionale Resais. Miccichè: "Lavoriamo affinché loro e i dipendenti delle riserve naturali possano ricevere gli stipendi"

Il corteo in via Libertà - Foto inviata da Stefano Tumminello

Caos in centro per il corteo degli ex Pip. Per la terza giornata dello sciopero indetto dai sindacati in migliaia sono tornati in strada per protestare contro i mancati adempimenti della Regione che avrebbero dovuto garantire il contratto di lavoro e la regolarità nei pagamenti. Al centro delle loro preoccupazione l’ormai decorsa scadenza dei 60 giorni concessi da una norma per il passaggio nell’ente regionale Resais. Cui si aggiunge il problema dei pagamenti di novembre e dicembre a rischio per mancanza di fondi. I manifestanti, partiti dall’assessorato all’Economia di via Notarbartolo, sono diretti in Prefettura, attraversando tutta via Libertà, via Ruggero Settimo e infine via Cavour.

“I lavoratori non possono restare schiacciati fra due diverse norme come sta accadendo - dice il segretario generale della Fisascat Cisl Sicilia Mimma Calabrò - non è possibile continuare a giocare sulla loro pelle chiedendo a gente già stremata da decenni di precariato e maltrattata di fare un salto nel vuoto. I lavoratori non sono fastidiosi fardelli di cui disfarsi con stratagemmi inaccettabili”. In una circolare dell’assessorato al Lavoro veniva indicato il 26 novembre come termine ultimo se restare nello status di sussidiati o transitare nella Resais, ed entro luglio 2018 la Resais avrebbe dovuto avere l’elenco dei lavoratori da assumere, ma nulla è successo. Di mezzo l’impugnativa della legge da parte del Consiglio dei ministri e nessuna notizia prospettata dalle interlocuzioni con il governo centrale.

"Lavoro vero, non lavoro nero" | VIDEO

Il tema è stato oggetto di dibattito tra i banchi dell’Ars. “Il governo - scrive il presidente Gianfranco Miccichè - ha inviato la legge di variazione di bilancio tardivamente a causa dell’intoppo con la Corte dei Conti. La legge prevede che le variazioni debbano essere approvate entro il 30 novembre, ma essendo i tempi troppo stretti ho chiesto alle opposizioni di essere collaborative, cercando di comprimere il dibattito nelle commissioni. Ho stigmatizzato l’atteggiamento del governo – ha aggiunto il presidente – ma non ho deciso alcunché, se non dopo aver sottoposto il problema alla conferenza dei capigruppo. Sia il Pd che i 5 Stelle hanno votato contro la mia proposta ma senza clamore, cosa che invece hanno fatto in aula”.

“In ogni caso - ha continuato Miccichè - il mio atteggiamento è stato lineare. Se si fosse trattato di un ddl qualsiasi non avrei certamente forzato i tempi regolamentari. Trattandosi però delle variazioni di bilancio, cioè norme che permettono di stanziare le risorse necessarie per gli stipendi di 4 mila persone, che non possono essere lasciate senza soldi sotto Natale, sono sicuro di avere adottato la migliore soluzione, nonostante l’opposizione abbia votato contro. Continuo a ritenere il mio comportamento corretto, equilibrato e lineare, affinché l’Assemblea - conculca - possa andare avanti e consentire ai Pip, ai dipendenti della Resais e a quelli delle riserve naturali di ricevere gli stipendi”.

"Non si può andare avanti così. Si trovi subito una soluzione al problema - dice Vincenzo Figuccia, deputato dell'Udc all'Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia che prosegue - Il Parlamento ha approvato una legge che prevede il transito degli ex pip in Resais e adesso a quella legge bisogna dare attuazione. Adesso basta, si liberino le persone da questa condizione di lavoro nero".

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