Lunedì, 22 Luglio 2024
Cronaca Palazzo Reale-Monte di pietà

Lo Stato del silenzio: manifestazione giovanile antimafia venerdì a Palermo

Venerdì 31 marzo, alle ore 09:30, le associazioni “Attivamente” e “Our Voice”, assieme al Coordinamento "Studenti Pmo", chiamano le studentesse e gli studenti di Palermo a scendere in strada per manifestare l’indignazione rispetto al silenzio di Stato nella lotta alla mafia, che avvolge tantissimi fatti ed avvenimenti del nostro Paese. Il corteo partirà da Piazza Verdi, farà tappa davanti alla Facoltà di Giurisprudenza della città per poi arrivare a Piazza Indipendenza, davanti a Palazzo d'Orléans sede della Regione Sicilia, dove si chiuderà la manifestazione.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Venerdì 31 marzo, alle ore 09:30, le associazioni “Attivamente” e “Our Voice”, assieme al Coordinamento "Studenti Pmo", chiamano la cittadinanza di Palermo, in particolare le studentesse e gli studenti, a scendere in strada per manifestare l’indignazione rispetto al silenzio di Stato nella lotta alla mafia, che avvolge tantissimi fatti ed avvenimenti del nostro Paese. Il corteo partirà da Piazza Verdi, farà tappa davanti alla Facoltà di Giurisprudenza della città per poi arrivare a Piazza Indipendenza, davanti a Palazzo d'Orléans sede della Regione Sicilia, dove si chiuderà la manifestazione. Sono troppe, ancora oggi, le zone d’ombra che avvolgono tanti dei fatti significativi della storia di questo Paese. Moltissimi i familiari di vittime di mafia che attendono verità e giustizia. E tanto il nostro bisogno di manifestare la volontà di una generazione, spesso ritenuta incapace di organizzarsi e impegnarsi attivamente, di non girarsi dall’altra parte. Come giovani abbiamo il diritto di sapere cosa accadde fra il 1992 e il 1993; chi sono i mandanti esterni dietro molti degli omicidi eccellenti e delle stragi che hanno colpito pezzi di quella parte di Stato non disposta a piegarsi alla mafia; e chi, invece, l’ha finanziata, sostenuta e protetta. A trent'anni dalle stragi “nel continente” di Roma, Firenze e Milano, manifestiamo la nostra pretesa verità, perché fino a quando non si conosceranno le trame più oscure dietro alle stragi, vivremo in un Paese che non ha ancora fatto i conti col suo passato. Riteniamo, infatti, inaccettabile che rappresentanti delle istituzioni, invece di seguire l’esempio di Pio La Torre, Piersanti Mattarella e Carlo Alberto dalla Chiesa, decisero di scendere a patti con i mafiosi in una vera e propria trattativa tra Stato e mafia. Ed è inaccettabile che per quella trattativa siano stati ritenuti colpevoli solo gli esponenti mafiosi e non i funzionari di Stato che trattarono, dice la sentenza di appello, “per fini solidaristici”. È bene ricordare, infatti, che l’“improvvida iniziativa” dei Carabinieri - come ha sentenziato la Corte d’Appello di Palermo - ebbe come risultato di convincere Cosa nostra che le bombe appagassero i suoi desiderata, provocando ulteriori stragi: quelle del 1993. Vogliamo sapere chi ha protetto la latitanza di Matteo Messina Denaro, di quali coperture istituzionali ha goduto per riuscire a vivere nell'ombra per trent'anni. E non possiamo accettare la risonanza mediatica con cui si stanno alimentando aspetti futili della sua vita personale, mitizzando un criminale responsabile di decine su decine di omicidi. Il 31 marzo, inoltre, manifesteremo il nostro sostegno a quei magistrati, come Nino Di Matteo, Nicola Gratteri e Giuseppe Lombardo, minacciati e isolati istituzionalmente e mediaticamente. Se la storia è davvero maestra, non possiamo permettere che ciò che hanno passato e vissuto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nei loro ultimi anni di vita, si ripeta. Come non possiamo dimenticare che nel 2022 le elezioni comunali di Palermo e quelle regionali in Sicilia hanno visto rivestire un ruolo di centralità nell’endorsement su alcuni candidati da parte di soggetti condannati per fatti di mafia come Marcello Dell’Utri e Totò Cuffaro, rispettivamente per concorso esterno in associazione mafiosa e per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra (pene scontate). Non possiamo dimenticare, inoltre, quelle zone di Palermo (a volte interi quartieri), abbondate dalle istituzioni, dove la criminalità organizzata fa il bello e il cattivo tempo. Lì dove lo Stato viene meno agli impegni con la cittadinanza, la mafia riesce a trarre enormi profitti, accrescendo il proprio controllo sul territorio. Basta voltarci dall'altra parte! Manifestiamo per dimostrare che c'è una parte di cittadinanza, soprattutto di giovani, che non si interessa alla lotta alla mafia solo due volte l'anno in occasione delle commemorazioni (quasi sempre depredate dalle passerelle politiche), bensì che conserva la capacità di indignarsi e chiedere verità.

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