Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

L'onorificenza dell'università a Manfredi Saja, morto in un incidente: "Nato col camice, medico lo era già"

Il giovane scomparso a settembre in via Roma era a un passo dal traguardo che lo avrebbe visto dottore in Medicina. Così l'Ateneo ha voluto celebrarlo. Il ricordo della mamma: "Aveva doti e passione, da grande voleva fare il gastroenterologo"

Da grande voleva fare il gastroenterologo ma Manfredi Saja, giovane palermitano morto in un incidente stradale a settembre, medico lo era già. Nonostante i suoi 29 anni e una laurea mancata a un miglio dal traguardo per un destino tragico, il camice lo indossava dalla nascita. Perché per essere medici ci vogliono i titoli, è vero, ma anche la stoffa e il cuore. Per questo l’università ha deciso di conferirgli l’onorificenza di "benemerito dell’ateneo". Perché da semplice studente in Medicina, Manfredi si era già fatto notare con quel suo fare garbato e sempre attento, dallo spiccato intuito. Doti essenziali ma non scontate per chi sceglie questa strada.

Così nell’aula Maurizio Ascoli del Policlinico è stata celebrata la cerimonia che gli ha conferito il titolo. "Si sarebbe laureato in questa sessione, era a un passo dal traguardo. La comunità medica - racconta a PalermoToday la madre, Patrizia Lo Verso - è molto grande. Per questo il coordinatore del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, Giuseppe Gallina e anche il professor Antonio Carroccio, relatore della tesi di laurea di Manfredi, hanno voluto ribadire la loro solidarietà alla nostra famiglia. Dare un riconoscimento a questi ragazzi (l’onorificenza è stata data anche a Gabriele Di Liberto, altro studente in medicina prematuramente scomparso ndr) al loro lavoro, al loro studio e al loro impegno".

Un destino atroce che ha spezzato una vita ma anche un sogno. "Purtroppo negli anni si sono verificati vari casi come quello di mio figlio o di Gabriele Di Liberto, ma anche di tanti altri. Manfredi - prosegue la madre - aveva già preparato la tesi di laurea, una tesi sperimentale sull’ecografia renale. Per questo il suo relatore, il professore Carroccio, è stato molto emozionato nel ricordarlo. Il giorno stesso in cui è avvenuto l’incidente, Manfredi aveva sostenuto l’ultimo esame con il professor Gallina. La materia, 'Organi di senso', l’aveva portata a casa con un 28. È una tragedia che ha scosso non solo la nostra famiglia ma tutta la comunità scientifica".

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Manfredi era nato per essere medico. "E non è solo il giudizio di una mamma. Il professore Carroccio, che lo ha ricordato, ha raccontato come in modo particolare Manfredi - spiega Patrizia - fosse uno nato per indossare il camice. Ne ha apprezzato l’approccio clinico, l’intuizione che è necessaria per un medico. Mio figlio aveva tutto questo. E poi hanno ricordato tutti come fosse un ragazzo perbene, con un’educazione e un garbo fuori dal comune. Lo dico come mamma ma è la sintesi di tutte le cose che ho sentito dire su mio figlio".

Sacrificio e abnegazione erano una costante della sua vita. "Io provengo da una famiglia di medici. Ero contenta - conclude questa madre - che lui proseguisse questo tipo di studi. Quando ha iniziato a fare tirocini ed è entrato in contatto coi malati era veramente entusiasta. Per lui la medicina non era solo studio mnemonico, non era solo approfondimento. Era il contatto col paziente". Adesso il ricordo di Manfredi, amante dell’ambiente, della natura e del mare, passa da un albero di corbezzoli piantato al giardino della salute al Foro Italico dove, con il placet dell’Orto Botanico, è avvenuta la piantumazione in sua memoria. Ma anche da una sala polivalente per i giovani in Congo, cui la famiglia Saja ha fatto una donazione. Un modo per tenerlo vivo, per non dimenticare il medico che sarebbe stato ma che in fondo era già.

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