Cronaca Zisa

Tre fratelli picchiati e violentati per anni alla Zisa fanno arrestare e condannare il padre

Inflitti otto anni a un uomo di 45 anni che, dal 1994, avrebbe sottoposto i figli ad ogni sorta di violenza. L'imputato si è difeso sostenendo che le sue fossero "normali carezze" e che le botte sarebbero servite "per educarli, essendo troppo vivaci"

Lui ha raccontato che le sue sarebbero state soltanto normali carezze, quelle che ogni padre fa ai suoi figli, e che, se qualche volta si è arrabbiato e li ha picchiati, sarebbe stato solo perché loro erano troppo vivaci ed andavano dunque "educati". Il giudice Guglielmo Nicastro, però, non ha creduto minimanente alle giustificazioni dell'uomo, 45 anni, arrestato a gennaio proprio perché i tre figli lo hanno accusato di averli maltrattati e di avere anche abusato sessualmente di loro, e lo ha condannato ad otto anni di carcere, con il rito abbreviato.

Nel processo i ragazzi - le due figlie dell'imputato sono ormai maggiorenni, mentre il figlio ha 14 anni - si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Laura Milazzo, Maria D'Orsa e Lorenzo Baiamonte e il gup ha riconosciuto loro anche delle provvisionali di diverse decine di migliaia di euro per i danni patiti.

La storia agghiacciante al centro del processo, come hanno ricostruito il procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e i sostituti Maria Rosaria Perricone e Luisa Bettiol, inizia tanti anni fa, addirittura nel 1994, e si svolge tutta nella casa della famiglia, alla Zisa. Il calavario dei tre giovani è però venuto a galla solo l'anno scorso, quando gli insegnanti della scuola media frequentata dal ragazzino si sono accorti del suo malessere e della sua difficoltà a socializzare ed hanno segnalato la situazione. E a quel punto, oltre ad una violenza sessuale subita dall'adolescente (che ad appena 3 anni avrebbe dovuto sottostare ai palpeggiamenti del padre e che sarebbe stato anche costretto, come le sorelle, a guardarlo mentre si masturbava), pure gli abusi patiti dalle sorelle.

La ragazza più grande sarebbe stata toccata e abusata ripetutamente dal padre, almeno tra il 2002 ed il 2012. Lui, però, ha raccontato che nei suoi gesti non ci sarebbe stata alcuna malizia, che si sarebbe trattato di carezze affettuose, per esempio quando la metteva al letto. L'altra sorella avrebbe invece subito soprattutto le botte del padre che, a suo dire, avrebbe solo cercato di "educarla", visto che spesso gli avrebbe risposto male. L'imputato l'avrebbe picchiata quotidianamente, lanciandole anche degli oggetti addosso. I tre fratelli, pur di sfuggire alla violenza costante perpetrata dal genitore, avrebbero avuto un'unica via di salvezza, quella di chiudersi a chiave in una camera, sperando che lui non riuscisse ad entrare.

La madre sarebbe stata a conoscenza naturalmente dei maltrattamenti patiti dai ragazzi, ma non ha mai detto una parola per difenderli. Dopo l'arresto del marito, però, non lo ha neppure difeso. Dalle indagini è emerso che i nonni materni avrebbero cercato di proteggere i nipoti, ma quando, di fronte alle ripetute aggressioni da parte dell'imputato, avrebbero tentato di allontanarlo, sarebbero stati picchiati a loro volta.

Oggi pomeriggio il giudice, con la condanna dell'uomo, ha messo un primo punto all'incubo vissuto dai suoi figli. La più grande delle sorelle, appena diciottenne, si è trasferita al Nord, dove ormai lavora, la seconda vive invece con una zia e frequenta dei corsi di formazione nell'ambito del turismo, mentre il fratello più piccolo è rimasto assieme alla madre. Hanno accolto la sentenza con soddisfazione, anche se avrebbero voluto una pena ancora più alta per quel padre che, di fatto, per loro non lo è mai stato. 

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