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La bimba morta al Di Cristina, dopo l'appello della madre la Procura dispone l'autopsia

L'esame diventa fondamentale nell'indagine per l'omicidio colposo di Sara Gharby, deceduta a 5 anni il 30 marzo. Il pm ora ha accolto l'istanza dell'avvocato, inizialmente rigettata. La mamma della piccola si era rifiutata di ritirare la salma: "Sento ancora le sue urla di dolore, ho il diritto di sapere perché è morta"

Dopo l’appello straziante della madre e l’istanza presentata dal suo avvocato, la Procura di Palermo ha deciso che l’autopsia sulla salma della piccola Sara - morta ad appena 5 anni all’ospedale Di Cristina il 30 marzo – si farà. L’esame, che si svolgerà lunedì prossimo all’istituto di medicina legale del Policlinico, avrà lo scopo di accertare le cause del decesso della bambina, di origini tunisini e residente a Caltanissetta, e di individuare eventuali responsabilità da parte dei medici che, per diversi giorni, l’hanno avuta in cura, dalla pediatra di famiglia (che avrebbe consigliato crema antidolorifica, tachipirina e camomilla), ai sanitari dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta fino ai colleghi di Palermo. Il sostituto procuratore Ludovica D’Alessio indaga per omicidio colposo (il fascicolo per ora è a carico d’ignoti) ed ha affidato l’incarico al medico legale Stefania Zerbo e allo specialista in pediatria Domenico Cipolla.

Safa Gharbi, 34 anni, la mamma della bambina, assistita dall’avvocato Francesco De Lorenzo del foro di Roma, finora si era persino rifiutata di ritirare il corpicino della figlia per seppellirla e celebrare il funerale. “Sento ancora le sue urla di dolore – aveva raccontato – la sua voce che mi dice: ‘Mamma, stringimi la mano, non voglio andare, voglio restare con te’… Ho il diritto di sapere perché è morta, aveva solo 5 anni. Se riprendo il suo corpo e poi l’autopsia dovesse rivelarsi necessaria - aveva detto - come faremo?”. La donna aveva anche spiegato che i problemi della figlia sarebbero iniziati il 25 marzo, con una piccola caduta e poi con un dolore ad una gamba che si era fatto sempre più lancinante e che si era protratto per diversi giorni.

Per la morte della piccola, però, si era ipotizzato persino il Covid-19 (poi escluso) e si era parlato di tubercolosi. Difficile capire, come hanno sostenuto anche i consulenti della difesa, il nesso tra le varie cose. Inoltre – dicono sempre i consulenti di parte - neanche la tubercolosi sarebbe stata in realtà diagnosticata con certezza. E poi ad un certo punto Sara avrebbe avuto un blocco intestinale, che sarebbe stato però rilevato soltanto dai medici del Di Cristina, mentre quelli di Caltanissetta nelle ore precedenti non se ne sarebbero accorti. Nelle quasi 8 ore necessarie per trasferire la bambina da un ospedale all’altro si sarebbe potuto fare qualcosa per salvarla? E’ uno dei punti che l’indagine dovrà chiarire.

Inizialmente la Procura aveva ritenuto che l’autopsia non fosse necessaria, in quanto dalle cartelle cliniche e dall’esito dei tantissimi esami ai quali la piccola era stata sottoposta nelle due strutture sanitarie sarebbe stato possibile delineare un quadro abbastanza preciso. La difesa, però, è stata sin da subito convinta del contrario ed ha ritenuto che per avere la certezza delle cause del decesso – e anche per scoprire se qualcuno abbia delle responsabilità – l’esame fosse fondamentale. Un’istanza che ora è stata accolta dal pubblico ministero.

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