Un altro magistrato onorario inizia lo sciopero della fame: "Nessuna risposta dallo Stato"

Da domani anche l'avvocato Giulia Bentley affiancherà le colleghe Vincenza Gagliardotto e Sabrina Argiolas che digiunano ormai da una settimana. Una scelta molto forte visto che la lavoratrice recentemente ha avuto gravi problemi di salute

Il flash mob dei magistrati onorari

Un altro magistrato onorario da domani inizierà lo sciopero della fame, affiancandosi ai giudici Vincenza Gagliardotto e Sabrina Argiolas, che hanno ormai avviato la protesta estrema da una settimana. Anche l'avvocato Giulia Bentley, infatti, ha deciso di digiunare per rivendicare i diritti della categoria, sfruttata e sottopagata dallo Stato. Una scelta, quella di Bentley, particolarmente forte, visto che ha avuto recentemente gravi problemi di salute.

Queste tre donne - che rappresentano decine e decine di colleghi, tutti in servizio da anni nei tribunali del Paese, sia nel ruolo di viceprocuratori che di giudici, e ai quali il ministero della Giustizia non riconosce però lo status di lavoratori dipendenti, con tutti i diritti e l'assistenza (anche previdenziale) connessi - stanno dando una grande prova di forza e di determinazione.

Da Roma, però, soprattutto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonfede, non arriva alcuna notizia. Nonostante sia passata ormai una settimana dall'inizio dello sciopero della fame e anche dopo il flash mob organizzato davanti al palazzo di giustizia sabato mattina: i magistrati onorari si sono riuniti brandendo un codice penale e una rosa, ricalcando la famosa protesta del 1912 a Lawrence, "Bread and Roses", per chiedere non solo le tutele salariali, ma appunto i diritti elementari riconosciuti a qualsiasi lavoratore.

Più che un paradosso, la magistratura onoraria è una vera aberrazione (tutta italiana): entrati in servizio per tamponare delle ermergenze anche più di due decenni fa, questi lavoratori hanno finito per essere impiegati quotidianamente nelle aule di giustizia. Hanno emesso migliaia di sentenze "in nome del popolo italiano" e per tutelare i diritti dei cittadini, pur essendone loro stessi privi. Con il loro lavoro impongono agli italiani di rispettare la legge, anche se nei loro confronti è lo Stato a non applicarla.

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