Domenica, 21 Luglio 2024
Mafia Alimena

"Non fu voto di scambio politico-mafioso", prescritta la condanna per il sindaco di Alimena

In appello cancellata la pena di 4 anni e 8 mesi inflitta in primo grado a Giuseppe Scrivano perché il reato è stato riqualificato. Secondo la Procura l'imputato avrebbe comprato 50 preferenze pagando 2.500 euro ai boss di Bagheria. Lui ha sempre negato le accuse. E' candidato alle prossime amministrative

Avrebbe comprato i voti dai boss di Bagheria nel 2012, quando si candidò alle elezioni regionali con la lista dell'ex presidente Nello Musumeci e risultò il primo dei non eletti, con 4.166 preferenze. Ad 11 anni di distanza, la terza sezione della Corte d'Appello ha stabilito però che quello commesso da Giuseppe Scrivano, sindaco di Alimena, sarebbe stato voto di scambio "semplice" e non politico-mafioso (come previsto dall'articolo 416 ter del codice penale). Per questo, il collegio presieduto da Dario Gallo ha dichiarato il reato prescritto (non concedendo quindi un'assoluzione nel merito) e ha di fatto spazzato via la condanna a 4 anni e 8 mesi , inflitta in primo grado l'11 dicembre del 2020 dalla terza sezione del tribunale, presieduta da Fabrizio La Cascia .

Scrivano, difeso dall'avvocato Vincenzo Lo Re, ha sempre respinto le accuse. In seguito alla condanna di primo grado venne sospesa - in base alla legge Severino - per 18 mesi dalla carica che, successivamente, ha ripreso e che sta ricoprendo tuttora. Peraltro l'imputato è nuovamente candidato a sindaco nelle elezioni amministrative di fine maggio.

Con la sentenza d'appello sono state revocate anche le provvisionali riconosciute in precedenza alle parti civili, ovvero i Comuni di Alimena e Bagheria, il Centro Pio La Torre, Addiopizzo e Sicindustria, rappresentati tra gli altri dagli avvocati Ettore Barcellona e Francesco Cutraro. Si tratta di 3 mila euro per ciascuno dei Comuni e di 1.500 euro per le associazioni.

La vicenda al centro del processo era emersa con il blitz antimafia "Argo" del 2013. Per l'accusa, il sindaco avrebbe comprato i voti da Michelangelo Lesto, già condannato in uno stralcio del processo, che aveva conosciuto per organizzare un comitato elettorale a Baghera. Lesto avrebbe fatto poi incontrare Scrivano e il boss di Bagheria Carmelo Bartolone. Dalle intercettazioni - sempre secondo la Procura - sarebbero stati confermati i rapporti con i boss e che Scrivano avrebbe pagato 2.500 euro per 50 preferenze.

Bartolone aveva tuttavia negato le accuse, spiegando durante il dibattimento di primo grado che i soldi ricevuti dal sindaco di Alimena sarebbero serviti per una serie di servizi elettorali (una cena, l'affissione di manifesti, ecc.). Diversi testimoni avevano poi dichiarato di aver fatto campagna elettorale per il sindaco senza ricevere soldi in cambio.

In un'intercettazioni Scrivano - che ha sempre negato di sapere chi fosse il boss Bartolone - diceva "scioccato sono", spiegando poi che lo choc sarebbe stato legato al fatto che "avevo trovato tanta gente alle 10 del mattino al comitato elettorale, mi ero solo complimentato con il signor Lesto". Argomenti che in primo grado non erano stati sufficienti ad evitargli la condanna. Un verdetto che ora invece è stato rivisto.
 

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