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Domenica, 27 Novembre 2022
Mafia Bagheria

Mafia e usura tra Villabate e Bagheria, condannati un avvocato e altri 9: torna libero il boss Pino Scaduto

La sentenza è legata all'inchiesta "Araldo" che a settembre dell'anno scorso portò a 10 arresti. Secondo la Procura, il legale Alessandro Del Giudice, che poi si era pentito, avrebbe avuto una complice a Riscossione Sicilia ed ottenuto i dati di persone con debiti col fisco al quale proporre prestiti con tassi illegali

Avrebbe recuperato i nominativi di persone in difficoltà e con dei debiti col fisco grazie alla complicità di una funzionaria di Riscossione Sicilia e poi avrebbe proposto ai malcapitati dei prestiti con tassi da usura (minimo del 143 per cento su base annua). E quando poi i soldi non sarebbero tornati indietro, avrebbe potuto contare sull'intervento di boss e picciotti, per usare se necessatio le maniere forti. L'ex avvocato Alessandro Del Giudice che avrebbe orchestrato il giro, oggi è stato condannato - anche per concorso esterno in associazione mafiosa, ma con il riconoscimento delle attenuanti riservate ai collaboratori di giustizia - assieme ad altre persone 9 persone, compreso lo storico boss di Bagheria, Pino Scaduto, che tuttavia adesso torna libero. Un solo imputato è stato assolto, si tratta di Antonino Fiorentino (difeso dall'avvocato Rosalia Zarcone).

Gli imputati erano stati tutti coinvolti nell'operazione "Araldo" messa a segno l'anno scorso da carabinieri e guardia di finanza. Il gup Clelia Maltese - che li ha processati con il rito abbreviato ha deciso di infliggere 5 anni e 2 mesi a Del Giudice (è difeso dall'avvocato Monica Genovese) e un anno a Scaduto (difeso dall'avvovato Domenico La blasca). Il capo del clan di Bagheria aveva pendente solo questo processo e così tornerà libero in queste ore. Cinque anni e 8 mesi sono stati inflitti a Giovanni Di Salvo, che sarebbe stato a capo della banda, 3 anni e 4 mesi all'imprenditore Simone Nappini, 3 anni e 2 mesi a Gioacchino Focarino, 2 anni e 8 mesi ad Antonino Troia. Per altri quattro imputati, nonostante la condanna, vista la lievità della pena è stata disposta la scarcerazione. Si tratta di Giovanni Riela (un anno e 8 mesi), Antonino "Gino" Saverino e Vincenzo Fucarino (entrambi hanno avuto 6 mesi), Atanasio Alcamo (4 mesi).

Il gup ha accolto solo parzialmente le richieste dei sostituti procuratori Gaspare Spedale e Giorgia Righi che avevano coordinato l'indagine. Una vittima di usursa, assistita da Addiopizzo, si è costituita parte civile ed ha ottenuto un risarcimento di 4 mila euro.

Del Giudice era già noto alle cronache giudiziarie perché da un'altra inchiesta, "Goielli di famiglia", era emerso che era l'emissario del boss Pietro Formoso e che aveva portato all'esterno del carcere anche i suoi pizzini. In "Araldo", secondo la ricostruzione della Procura, era invece venuto fuori l'avvocato - che poi aveva deciso di collaborare con i magistrati - avrebbe avuto un "filo diretto" con una funzionaria di Riscossione Sicilia, G. V., che gli avrebbe fornito tutte le indicazioni su una quindicina di contribuenti in relazione ai loro debiti col fisco. Le vittime a cui proporre i prestiti.

"Io produco, me ne dai 2 mila e produco 6 mila", si vantava Del Giudice ed era il suo stesso presunto complice, Nappini, a definire l'avvocato "un delinquente". Grazie all'aiuto della funzionaria di Riscossione Sicilia avrebbe recuperato i dati delle persone a cui proporre i prestiti e, quando ci sarebbero state delle difficoltà per la restituzione, l'ex legale sarebbe ricorso ad alcuni affiliati a Cosa nostra perché intervenissero in modo violento.

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Del Giudice sosteneva che il suo lavoro consistesse in un "giro di assegni": "Io avevo fatto un giro di assegni tranquillo per cercare di alimentare... che se tu avevi un bisogno... io avevo un bisogno" e "il giro di assegni non sono assegni miei, sono per esempio un assegno di 2 mila euro di quella persona? Io gli davo a girare 200 euro, non pagando, non è che erano assegni che facevo io... Non è che io portabo l'assegno di 2 mila euro e davano 2 mila euro, ne davanto 1.500, 1.400 e poi si doveva andare a coprire 2 mila euro, hai capito? Ora una volta che quello con tutto questo bordello ha fatto interrompere il giro, quello si è tirato i ponti e allora rientraci, gli devi rientrare 5 mila euro di cauzione della casa, 2.500 dell'edicola, 8 mila euro, sommandoli sono qualche 20 mila euro".

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E aggiungeva: "Come io ho girato i soldi, non dello studio, ho girato i soldi delle operazioni che mi faceva Giovanni (Di Salvo, ndr), ora quelli che mi hanno consumato sono stati..." e ne faceva i nomi. "Io il giro lo avevo ancora con Giovanni e lo vedevi, i soldi che fino a due settimane fa giravo, tu mi dicevi una cosa e io subito venivo perché li prendevo da là, li prendevo dai miei giri, io ho altri giri. E ora una volta che mi hanno fatto attummuliare io devo riconquistare, devo riattivare certe situazioni e quando non vado a compimento, succede un bordello a casa, perché non è che sono persone che... sono amici dei miei suoceri".
 

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