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"Le onlus non erano dei boss, nessuna truffa all'Asp sul trasporto dei malati": archiviazione per 24 indagati

La decisione del gip sull'inchiesta in cui, a novembre del 2020, erano state coinvolte tre associazioni di volontariato che si occupano del trasferimento dei pazienti emodializzati. Si era ipotizzato un imbroglio da 4 milioni di euro, ma le somme sono state versate per un servizio effettivamente compiuto. E senza alcun vantaggio per Cosa nostra

Sei arresti e una presunta truffa da 4 milioni di euro ai danni dell'Asp, realizzata da alcune associazioni di volontariato che avrebbero speculato sul trasporto dei pazienti emodializzati. Questo era venuto fuori con l'inchiesta "Bloody Mary" della guardia di finanza di novembre del 2020, coordinata dalla Dda perché si ipotizzavano pure infiltrazioni mafiose. Un impianto accusatorio già minato pesantemente dal tribunale del Riesame e poi anche dalla Cassazione, che ora ha portato il gip Filippo Serio - su richiesta della stessa Procura - ad archiviare tutto.

Nonostante le misure cautelari ed i sequestri disposti dal gip Clelia Maltese - furono bloccate tre onlus, la Avel, la San Giuseppe e la Confraternita di Misericordia Palermo di via degli Emiri - dopo ulteriori accertamenti e grazie anche alle tesi portate avanti dagli avvocati che difendono i 24 indagati, si è stabilito che non ci sarebbe stato alcun imbroglio e che l'Asp ha pagato per un servizio effettivamente e correttamente eseguito, ma anche che le persone coinvolte nell'inchiesta non avrebbero fatto parte di nessuna associazione a delinquere, men che meno finalizzata ad agevolare Cosa nostra, come si era invece ipotizzato in un primo momento. 

La richiesta di archiviazione è stata firmata dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Andrea Fusco e Bruno Brucoli ed è stata pienamente accolta dal giudice. Si chiude dunque la vicenda giudiziaria per Pietro Corrao, Antonino Spadaro, Saverio Marchese, Beniamino Cusimano, Salvatore Scavone, Pietro Lo Iacono, Carmelo Lo Iacono (classe 1975), Carmelo Lo Iacono (classe 1965), Fabio La Mantia, Francesco Raspanti, Concetta Teresi, Marilena Scalia, Gioacchino Di Minica, Giuseppe Di Minica, Luigi Di Salvo, Salvatore Pantò, Maria Foraci, Gennaro D'Errigo, Nicola Lusitano, Pietro Di Benedetto, Vito Vinciguerra, Gioacchino Chimenti, Deborah La Monica e Matteo Gnoffo, difesi, tra gli altri, dagli avvocati Giovanni Castronovo, Maria La Verde, Silvana Tortorici, Chiara Proietto, Salvo Priola, Rosanna Vella, Fabrizio Biondo, Luigi Miceli e Rachele Chiavetta.

L'inchiesta aveva sollevato un polverone, anche perché si era ipotizzato che dietro le onlus vi sarebbero stati anche dei mafiosi (la passione per le ambulanze da parte dei boss era stata svelata agli inquirenti dal pentito Filippo Bisconti), e che dietro le parvenze del volontariato si sarebbero invece celate delle aziende i cui proventi sarebbero finiti anche nelle casse di Cosa nostra.

Secondo l'accusa iniziale le associazioni avrebbero creato una sorta di "cartello" per rifiutare in massa il trasporto collettivo (pagato 6 euro a paziente) e accettare soltanto quelli singoli, rimborsati invece con 36 euro. Grazie al lavoro dei difensori degli indagati è emerso invece che tutto sarebbe avvenuto in maniera lecita e trasparente e che i soldi destinati dall'Asp ai malati sarebbero stati effettivamente utilizzati per il loro trasporto.

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