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Trattativa, le reazioni dei carabinieri assolti: "Abbiamo servito lo Stato e siamo stati infangati"

I commenti di Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, ma anche della difesa dell'ex senatore Marcello Dell'Utri: "Questo processo non doveva neppure iniziare". Interviene pure il legale della famiglia di Paolo Borsellino: "Adesso si indaghi sul dossier 'Mafia e Appalti' e sul nido di vipere..."

Dopo la sentenza della Cassazione, con la quale sono stati definitivamente assolti con formula piena gli ex vertici del Ros, Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, oltre che l'ex senatore di Forza Italia (già condannato per concorso esterno), Marcello Dell'Utri, e dichiarate prescritte le condanne dei mafiosi Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, non si sono fatte attendere le reazioni.

La sentenza della Cassazione

Gli ex ufficiali del Ros

"Sono parzialmente soddisfatto - ha dichiarato Mori, che con gli altri militari è difeso dall'avvocato Basilio Milio - considerando che per 20 anni mi hanno tenuto sotto processo. Ero convinto di non avere fatto nulla, il mio mestiere lo conosco, so che se avessi sbagliato me ne sarei accorto". Per De Donno si tratta di una sentenza che "ripaga di tante sofferenze e ingiuste umiliazioni. Ho sempre servito lo Stato e combattuto la mafia. I nomi del Ros e dell'Arma sono stati infangati. Finalmente ci è stata restituita la dignità". La difesa di Subranni ha rimarcato che il verdetto della Cassazione "conferma sua assoluta innocenza". All'Adnkronos ha rilasciato una dichiarazione anche il comandante generale dei carabinieri, Teo Luzi: "Le sentenze vanno rispettate, sono contento per l'esito e perché si è finalmente arrivati al termine di una lunga vicenda giudiziaria". 

L'opinione: "A cosa è servito il processo?"

La difesa di Marcello Dell'Utri

Il legale di Dell'Utri, l'avvocato Francesco Centonze, sottolinea che "questo processo non doveva neanche cominciare, alla luce di come è finito. Marcello Dell'Utri era estraneo a tutte le accuse e ora gli viene riconosciuto anche dalla Corte di Cassazione. La trattativa era insussistente - ha detto ancora il penalista all'Adnkonos - e in ogni caso Dell'Utri era estraneo. Oggi viene riconosciuto il lavoro di questi anni ma non abbiamo mai dubitato che finisse così".

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Il commento della famiglia di Paolo Borsellino

Anche la famiglia del giudice Paolo Borsellino, attraverso l'avvocato Fabio Trizzino, marito della figlia maggiore del magistrato, Lucia, commenta la sentenza tramite l'Adnkronos: "Adesso è arrivato il momento di concentrarsi sul 'nido di vipere' di cui parlava Paolo Borsellino... Si sono persi tanti anni preziosi. Ora, finalmente, c'è spazio per la verità storica". E ha aggiunto: "Hanno tentato in tanti modi a spiegare l'accelerazione della strage di via D'Amelio, pur di non guardare altrove - dice Trizzino - e si sono persi tanti anni. È giunto il momento di capire perché non si volle guardare a quello che Borsellino voleva fare e alle terribili difficoltà che incontrò dentro la Procura di Palermo. C'è spazio per una verità storica e per l'accertamento di eventuali recenti depistaggi sul tema del difficile periodo di Borsellino in quella procura retta da Pietro Giammanco".

L'avvocato ha poi ribadito "l'interesse che Borsellino mostrava sul dossier mafia e appalti, tanto è vero che il giudice incontrò segretamente Mori e De Donno per dare sfogo a quel rapporto. Nel frattempo c'era stata la famosa archiviazione del dossier del 13 luglio 1992, pochi giorni prima della strage di via D'Amelio. E' giunto il momento di andare a guardare lì cosa è successo" e "se ci sono state manovre depistatorie anche recenti" per "riuscire ad allontanare il focus dell'attenzione dal nido di vipere". E conclude: "Evidentemente qualcuno ci ha lavorato...".

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