Mafia

Trattativa Stato-mafia, la Procura generale chiede la conferma delle condanne

Si è conclusa la requisitoria davanti alla Corte d'Assise d'Appello nel processo che vede imputati mafiosi come Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, ufficiali del Ros dei carabinieri e pure l'ex senatore Marcello Dell'Utri. Il pentito Giovanni Brusca ha partecipato all'udienza per la prima volta da uomo libero

La Corte d'Assise d'Appello presieduta da Angelo Pellino

Al termine di una lunga requisitoria, la Procura generale ha chiesto la conferma delle condanne emesse in primo grado nell'ambito del processo d'appello sulla presunta trattativa tra pezzi deviati dello Stato e Cosa nostra. E sono pene pesantissime quelle che la Corte d'Assise, presieduta da Alfredo Montalto, aveva inflitto ad aprile del 2018, ovvero 28 anni per il boss Leoluca Bagarella, 12 anni a testa per l'ex senatore Marcello Dell'Utri e gli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, nonché per l'ex medico e uomo di fiducia di Totò Riina, Antonino Cinà, 8 anni per l'ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno. Nel frattempo è andata prescritta la condanna a 8 anni per Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, accusato di concorso esterno, e la prescrizione era già stata sancita per il pentito Giovanni Brusca, tornato libero qualche giorno fa.

Un altro imputato, l'ex ministro Calogero Mannino, che secondo l'accusa avrebbe avviato la trattativa con i boss finalizzata a far cessare le stragi, è stato però assolto in via definitiva dalla Cassazione. Era stato l'unico a scegliere il rito abbreviato, che è durato comunque anni. In appello a sostenere l'accusa sono i pg Giuseppe Fici e Sergio Barbiera che hanno chiesto la conferma della sentenza alla Corte presieduta da Angelo Pellino. All'udienza di oggi ha partecipato per la prima volta da uomo libero proprio Brusca, collegato da un "sito riservato".

L'accusa ha fatto i conti anche con l'assoluzione di Mannino: "Non c'è alcun intendimento di riscrivere un giudicato assolutorio - ha detto infatti Fici, come riporta l'Adnkronos - né di arrivare a una 'ossessione persecutoria', come è stato scritto in modo offensivo".

Barbiera ha sottolineato che "uomini delle istituzioni, apparati istituzionali deviati dello Stato, hanno intavolato una illecita e illegittima interlocuzione con esponenti di vertice di Cosa nostra per interrompere la strategia stragista". E ha concluso: "Conclusivamente può affermarsi che la celebrazione del presente giudizio ha ulteriormente comprovato l'esistenza di una verità inconfessabile, di una verità che è dentro lo Stato, della trattativa Stato-mafia che, tuttavia non scrimina mandanti ed esecutori istituzionali perché, come ha ricordato il Capo dello Stato nello corso delle commemorazioni dell'anniversario della strage di Capaci o si sta contro la mafia o si è complici. Non ci sono alternative".

Al termine della requisitoria sono state fissate le udienze per lasciare la parola alle parti civili e alle difese degli imputati: si andrà avanti almeno fino al 20 luglio e poi sarà stabilita la data per la sentenza.

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