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"Totò Riina ormai è una larva": segue il processo sdraiato sulla barella

Corpo fermo, stinchi magrissimi e gambe larghe: l'ex boss, 86 anni, rinchiuso nell'ospedale di Parma, presenzia da lontano (connesso via tv con l'aula del tribunale di Milano) al processo a suo carico per minacce al direttore del carcere di Opera

E' lui o non è lui. Sì, è lui. Ma riconoscerlo è difficile. Totò Riina, rinchiuso nell'ospedale di Parma, è sdraiato su una barella: presenzia così, da lontano (connesso via tv con l'aula del tribunale di Milano) al processo a suo carico per minacce al direttore del carcere di Opera. Le sue condizioni di salute sembrano sempre più precarie. "Il Padrino è una larva" sentenzia il Giornale. Per l'intera durata dell'udienza rimane a gambe larghe, gli stinchi magrissimi che spuntano dai calzoni. Non appare in grado di muovere né le gambe né le braccia. E la testa è ferma.

Il processo che si è appena aperto a Milano è una inezia rispetto ai crimini terribili per cui Riina sconta l'ergastolo: minacce al direttore del carcere meneghino, Giacinto Siciliano, risalenti al 2003. Frasi pesanti emerse dalle famose intercettazion in cui il Capo dei Capi, parlava durante l'ora d'aria con il detenuto Alberto Lorenzo.

Avvertimenti espliciti rivolti al direttore Siciliano. Come questo: "Minchia il direttore lo ha capito quando gli ho detto 'state attenti a quello che fate.. perché io in queste cose ci vado a fondo e sicuramente la vinco". Non si è mai capito se fossero gli sfoghi di un ottantatreenne ormai non più lucido, o messaggi deliberatamente lanciati all'esterno, nella consapevolezza di essere intercettato. Riina, 86 anni compiuti a novembre, è stato il capo indiscusso di Cosa Nostra dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto il 15 gennaio 1993. Sta scontando l'ergastolo.

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